Programma per un Veneto Verde

PROGRAMMA EUROPA VERDE VENETO (bozza in lavorazione)

ABBATTERE LE EMISSIONI DI CO2 E STABILIRE IMPRONTA DI CARBONIO PER TUTTE LE GRANDI OPERE
Europa Verde Veneto chiede che sia elaborato a livello regionale un Piano di Mitigazioni concordate col Governo Nazionale per uscire dall’economia del carbonio rivedendo il sistema di produzione energetica in Veneto, prevedendo la dismissione di centrali a combustibili fossili e trovando i giusti incentivi per promuovere a tutti i livelli le energie rinnovabili puntando ad una maggiore efficienza energetica nel settore trasporti, industriale ed edilizio. Occorre un Progetto di Legge anche regionale che preveda per tutte le opere di una certa dimensione – che siano inceneritori, grandi lottizzazioni edilizie, infrastrutture – un Bilancio del Carbonio CO2 e di altri gas serra (CH4, NO2, CFC e altri) sul medio e lungo Periodo che ci dica se quell’opera al 2050 raggiungerà un bilancio zero di emissioni di gas serra come prevedono le raccomandazioni dell’ultimo Special Report IPCC di ottobre 2018 e dell’Unione Europea. Serve accelerare su un Piano di Adattamento regionale concordato tra amministrazione regionale e Governo, che attualmente è bloccato alla fase di VAS ormai da 2 anni.
Si chiede inoltre di rivedere il sistema di incentivi per le minicentrali idroelettriche, che aumentano l’artificializzazione dei corsi d’acqua, sottraggono risorse idriche al territorio e sono incentivate dai certificati verdi senza che ci sia una sostanziale riduzione nelle emissioni di CO2.

STOP CONSUMO DI SUOLO E A GRANDI INFRASTRUTTURE INUTILI
Europa Verde Veneto propone che tutte le infrastrutture da realizzarsi dovranno seguire un ordine che preveda di dare priorità a ciò che comporta il miglior rapporto tra abbattimento di emissioni di gas climalteranti e costi sostenuti. Le nuove Infrastrutture che prevedono un aumento del bilancio di emissioni di CO2 e altri gas serra devono essere ritenute inutili e dannose e quindi non devono essere realizzate. Europa Verde è contraria al metodo utilizzato per la costruzione della superstrada Pedemontana veneta (con abusi sulla normativa vigente e sulle norme di sicurezza sul lavoro), allo sviluppo del gigantismo navale in Laguna di Venezia, al prolungamento dell’A27.
La nostra Regione è leader nella classifica di consumo di suolo in Italia ed in Europa: La quantità di vani sfitti, sia ad uso abitativo che ad uso produttivo, impongono in modo categorico lo stop ad ogni ulteriore cementificazione del territorio veneto. Bisogna puntare a Piani Urbanistici basati sulla riqualificazione urbana dell’esistente ed arrivare progressivamente a programmi di decementificazione in ambito urbano in modo da recuperare spazi verdi.
Europa Verde chiede inoltre di dare attuazione con misure stringenti alla Legge regionale sul Consumo di Suolo che a nostro avviso continua ad essere disattese nell’impianto generale e anche a seguito di deroghe continue per progetti di edificazione e di impermeabilizzazione di terreno ancora vergine.

DONNE E CAMBIAMENTO
La sfida strategica della conversione ecologica e della giustizia sociale ed economica, nella nostra regione come altrove, passa attraverso il pieno coinvolgimento delle donne, protagoniste dei mutamenti culturali e sociali più rilevanti, in prima fila nei conflitti ambientali, sempre più istruite, competenti e impegnate nella tutela e cura del vivente.
Le donne rappresentano il 51,1% della popolazione totale veneta, pari a 4.906.000 abitanti (dati fine 2019). Il periodo precedente la pandemia aveva visto un aumento dell’occupazione femminile, nel 2017 oltre il 50% dei nuovi assunti sono donne, il 57,!% è il tasso d’occupazione femminile, aumenta la loro presenza nei ruoli apicali, il 21% dei dirigenti e il 33% dei quadri sono donna, comunque con un divario stipendiale mediamente del 18% a loro sfavore. Altro dato interessante è che nella nostra regione, a tre anni dalla laurea, il 76,2% delle laureate è occupata, media italiana 58%. Il lavoro part time, a tempo determinato, stagionale o del fine settimana è soprattutto femminile. Una dinamica seppure faticosa ascesa, che il lockdown ha interrotto con effetti che ancora non si misurano pienamente. E’ stato tuttavia ampiamente dimostrato che le donne sono state penalizzate nella ripresa e anche durante il periodo di isolamento, il lavoro di cura, di supplenza dei servizi pubblici non garantiti, dalla prima infanzia, all’età scolare, all’assisistenza persone anziane, malate, con disabilità, ecc. per oltre l’80% è stato a loro carico, senza alcun riconoscimento preciso. Anche l’attività professionale e lo smart working ne hanno ovviamente risentito. Per esempio le accademiche hanno prodotto la metà delle ricerche e pubblicazioni rispetto al periodo corrispondente del 2019, mentre I colleghi hanno ne aumentato la produzione.
Le donne e i giovani non devono pagare i costi della pandemia.
Per questo sosteniamo convintamente l’iniziativa dell’europarlamentare verde Alexandra Geese, tedesca, di destinare metà dei fondi previsti dal Recovery Fund alle donne, la cui partecipazione alla ripresa sarà determinante per la crescita e il benessere, in termini di sostenibilità, equità, giustizia sociale. Il ruolo della Regione sarà fondamentale:
calcolo dell’impatto sulle donne della pandemia, al bilancio di genere;
investire nel lavoro di cura (per es. la copertura prima del Covid 19 a livello regionale dei servizi educativi 0-2 era del 21%, quando nel 2002 l’UE aveva fissato per il 2010 il parametron del 33%),
compilare statistiche che calcolino oltre al lavoro retribuito anche quello non retribuito per ridefinire la produzione della ricchezza;
vincolare le aziende che ricevono aiuti e sovvenzioni pubbliche a redistribuirne i vantaggi a donne e uomini;
a istituire un fondo speciale per l’imprenditoria femminile.

La nostra regione soffre di un invecchiamento della popolazione tra i più forti del mondo, con oltre 200.000 persone non autosufficienti e di una denatalità strutturale, che nemmeno la presenza del 10% di residenti stranieri/e riesce a compensare. La persona, nell’arco di tutta la sua esistenza, deve essere al centro dell’azione e dell’intervento assistenziale, attraverso una rete di servizi e interventi che ne favorisca autonomia e vita relazionale. Lo scandalo delle RSA in tempo di pandemia ha dimostrato che la risposta alla non autosufficienza è carente e inadeguata. Le professioni sanitarie e sociosanitarie, in cui la presenza femminile è maggioritaria, vanno rivalorizzate nei fatti, non solo a parole. Dei fondi MES, messi a disposizione dell’Europa, 3,5 milardi potrebbero essere assegnati al Veneto, si tratta di un’occasione unica per riformare, ripubblicizzare, potenziare i.l Sistema sanitariario e sociosanitario e rendere il servizio accessibile universalmente
La regione deve essere una regione di cittadine e cittadini, non sudditi, con voce in capitolo nelle decisioni e scelte che li riguardano. Il punto di vista delle donne deve pesare sulle forme organizzative istituzionali, sui tempi, sui luoghi, sui servizi, sulle scelte urbanistiche, sui servizi sanitari, sociosanitari, che devono essere ripensati e riorganizzati, specie dopo l’esperienza del Covid-19 (v. capitolo Salute).
E’ necessario un forte impegno per garantire la qualità della vita quotidiana, ispirandosi al modello Anne Hidalgo (sindaca di Parigi) della “città dei 15 minuti”, dove l’accesso ai servizi, ai luoghi di lavoro, di svago e al verde è garantito da una profonda riorganizzazione urbana, dei servizi pubblici, della mobilità.

OLIMPIADI INVERNALI 2026 A IMPATTO ZERO E RILANCIO DELLA MONTAGNA VENETA
Europa Verde Veneto chiede che nella fase preparatoria alle Olimpiadi invernali 2026 i concetti di sostenibilità ambientale e di cambiamento a favore delle generazioni future stiano alla base di qualsiasi scelta, come evidenziato anche dallo stesso Comitato organizzatore.
L’aggiornamento del “Piano neve” e le necessarie strategie di adattamento del turismo invernale ai cambiamenti climatici dovranno quindi basarsi su un documentato “Rapporto sul clima della montagna veneta” e su precise garanzie costi/benefici per gli investimenti pubblici nel settore oltre che nel pieno rispetto dei vincoli ambientali. Siamo inoltre contrari a nuovi impianti di risalita che interferiscano con elevate valenze ambientali e paesaggistiche e con il patrimonio Dolomiti-UNESCO.
Il previsto villaggio olimpico a Cortina d’Ampezzo dovrà essere realizzato con edifici in legno certificato e fonti energetiche ad alta tecnologia facilmente smontabili e riutilizzabili in altre aree della provincia di Belluno per dare abitazioni a prezzi accessibili, quale misura contro lo spopolamento e per dare un decisivo impulso alla filiera del legno.
Europa Verde Veneto propone di costituire il Bio-distretto della provincia di Belluno al fine di valorizzare con la prospettiva Olimpiadi i suoi prodotti tipici di montagna, mantenendo un ambiente integro libero dai veleni. Ciò anche attraverso un sistema integrato di ristoranti a km zero, eco-hotel e bar biologici.
Per i trasporti nelle aree montane si dovranno mettere in atto piani di controllo delle emissioni di CO2, definendo da subito gli interventi infrastrutturali necessari anche alla luce di un disegno complessivo di mobilità sostenibile collettiva ed elettrica che integri treno, autobus e auto condivisa.
Per ridare forza alla montagna veneta nel suo complesso Europa Verde Veneto chiede che sia previsto un sistema mirato di incentivi per sostenere la residenzialità ed il mantenimento di tutti i servizi che garantiscono la possibilità di abitare in montagna e per favorire le attività agro-silvo-pastorali che possono contribuire alla progressiva cura delle ferite prodotte dalla tempesta Vaia, che migliorino la qualità del paesaggio e diano nuove possibilità per un turismo sostenibile.

PROTEGGERE LA BIODIVERSITA’: PIU’ NATURA, PIU’ BOSCHI
Il nostro territorio ha una conformazione geografica unica con la Laguna di Venezia tra le zone umide più importanti del Mediterraneo assieme al Delta del Po ed alle Lagune e Valli di Caorle e Bibione, e dai litorali, dal mare fino alle zone collinari e prealpine si arriva ad una fascia alpina con le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, fino al Lago di Garda.
Europa Verde Veneto chiede di rilanciare i Parchi Naturali e di stanziare le giuste risorse per la gestione delle Aree Naturali a partire dalla Rete Natura 2000, che oggi mancano di una struttura amministrativa regionale dedicata e soprattutto di finanziamenti per mettere in pratica le misure di tutela e gestione attiva delle ZSC (zone Speciali di Conservazione appena istituite, già SIC) e delle ZPS (Zone di Protezione Speciale), ad oggi completamente disattese.
Europa Verde Veneto chiede inoltre rilanciare un grande programma di Riforestazione della Pianura, come emerso anche nelle intenzioni delle comunità Laudato SI e sulla base della Carta di Sandrigo del 2017 che proponeva di decuplicare i boschi planiziali portandoli da 500 ha a 5.000, ma entro il 2030, anche per dare un contributo tangibile fondamentale ad assorbire le emissioni di CO2 e contribuire a fare da filtro naturale a polveri sottili e smog che fanno della Pianura Padana una delle regioni più inquinate di Europa. In questo senso occorre far ripartire il Bosco di Mestre, una delle più importanti operazioni di riforestazione urbana nel Veneto.
Europa Verde Veneto chiede inoltre di ripristinare al più presto i Servizi Forestali Regionali per una buona amministrazione e un controllo di gestione dei boschi pubblici e privati di pianura, collinari, e soprattutto prealpini ed alpini, nell’ottica di garantire servizi ecosistemici fondamentali anche rispetto all’assorbimento di CO2 ed alla tutela idrogeologica del territorio.

INCENTIVIAMO IL RECUPERO/RIUSO/RISTRUTTURAZIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE ESISTENTE E COSTRUIAMO EDIFICI AD EMISSIONI QUASI ZERO
Europa Verde Veneto chiede di prevedere un piano di riqualificazione energetica degli edifici nell’ambito del Green New Deal, su scala nazionale, declinato anche per il Veneto. Ricordiamo che a partire dal 2018 è entrata in vigore una nuova normativa che prevede che la realizzazione dei nuovi edifici (per i privati a partire dal 2021), anche attraverso progetti di riqualificazione urbana, devono seguire i criteri di costruzione degli edifici ad energia quasi zero (Nearly Zero Energy Building – NZEB), secondo il DLgs 102/2014 – che ha previsto anche un Piano d’Azione per gli Edifici ad Energia Quasi Zero (PANZEB) – e secondo il cosiddetto “Decreto requisiti minimi” ovvero il Decreto Interministeriale del 26 giugno 2015, in cui si definiscono gli schemi delle relazioni tecniche per gli edifici ad energia quasi zero.
In questo senso occorre un grande Piano di Riqualificazione e Rigenerazione Urbana declinato nella nostra regione per rendere compatibile il patrimonio edilizio esistente con le nuove normative sull’efficienza energetica degli edifici, e su cui la Regione deve fare la sua parte.

PUNTARE SU TRASPORTI CONDIVISI ED ELETTRICI PER ABBATTERE SMOG, POLVERI SOTTILI ED EMISSIONI CO2
Il Piano Regionale dei Trasporti pur tentando timidamente di avviare un potenziamento del trasporto su rotaia predilige ancora il trasporto su gomma di merci e persone, come nei 50 anni passati.
Europa Verde Veneto crede che l’obiettivo prioritario della Regione Veneto deve essere la riduzione del tasso di motorizzazione allo scopo di abbattere le emissioni inquinanti e climalteranti e per liberare spazi. La quantità di parcheggi e di strade necessari all’attuale tasso di motorizzazione nella nostra Regione sono un importante contributo alla cementificazione e alle “bolle di calore” estive negli agglomerati urbani, soprattutto nelle grandi città, ma in gran parte del territorio della pianura veneta.
Vanno quindi agevolati e incentivati, sul medio termine, entro il 2030, progetti di trasporto pubblico elettrico, con tratte che raggiungano almeno i primi comuni limitrofi alle città principali della nostra Regione.
Va inoltre potenziata la rete di piste ciclabili in ambito urbano e l’interscambio treno-bici soprattutto a partire dai capoluoghi in pianura, Verona, Vicenza e l’asse Padova-Venezia-Treviso, come prevede anche in parte l’ultimo Piano regionale, assegnando risorse adeguate.

PROTEGGERE L’ACQUA, L’ARIA E IL SUOLO, PER LA NOSTRA SALUTE: MAI PIÙ PFAS E LAVORO INQUINANTE.
Serve Attivare protocolli ambientali di controllo delle matrici ambientali e sanitari della salute dei cittadini Veneti per agire preventivamente dove si accertino situazioni di criticità sanitaria o esistano pressioni ambientali, per produzioni a rischio, comec successo nel vicentino per il caso dei PFAS.
L’obiettivo è non subire passivamente disastri e inquinamento derivanti da lavorazioni pericolose come quello da PFAS, scoperto solo dopo segnalazioni nazionali, e serve agire preventivamente in tutela della salute.
Proteggere le falde ed i fiumi con la promozione di produzioni a ciclo chiuso delle aziende venete, utili sia in termini di costi (per la depurazione delle acque in uscita) che per la protezione ambientale, specialmente in aree di ricarica di falda.

CACCIA
Europa Verde Veneto si dichiara contro la caccia di specie selvatiche, soprattutto in un periodo di crisi ecologica come quello che stiamo vivendo ed a maggior ragione dopo quanto successo con la pandemia da COVID 2019, dove il fattore scatenante della zoonosi virale è stata, secondo gli studi scientifici più accreditati, l’interazione tra uomo e fauna selvatica.
Si chiede pertanto l’urgente adeguamento ed approvazione di un nuovo Piano Faunistico Venatorio che preveda una sostanziale riduzione di specie cacciabili nel calendario veneto e con una stretta e rigorosa regolamentazione dell’attività venatoria – escludendola dai Parchi e dalle Riserve Naturali in ogni caso -con maggiori attività di controllo delle forze preposte, anche in relazione alle attività che saranno consentite in futuro a seguito dalla pandemia da COVID 19. Europa Verde Veneto ritiene che la caccia non sia una delle attività prioritarie per la nostra regione.
Europa Verde Veneto chiede inoltre di effettuare un controllo delle specie aliene ed invasive solo secondo un approccio scientifico ed un monitoraggio continuo e secondo progetti sperimentali per la gestione efficiente del rapporto con la biodiversità agricola e naturale, animale o vegetale da condividere anche con le associazioni animaliste ed ambientaliste, anche per misurarsi con il degrado della Biodiversità provocato in generale dall’attività venatoria.

EDUCAZIONE E ISTRUZIONE IN CHIAVE VERDE
Il sistema di educazione-istruzione di una società ne costituisce il DNA, fa in modo di replicare le cellule sempre uguali a se stesse. L’eredità genetica passa di cellula in cellula così che ogni cellula si sviluppi secondo quanto iscritto nei geni. Similmente la scuola fa in modo che il patrimonio culturale di base di una società sia trasferito alle sue cellule, i nostri ragazzi e ragazze, bambini e bambine. Avere una visione strategica del sistema di educazione-istruzione è la chiave per favorire una società conservatrice e immobile oppure una società dinamica e innovativa, in grado di trasformarsi per accogliere il cambiamento.
Per questo motivo un programma politico non può prescindere dall’agire in maniera “epigenetica” sul sistema socioculturale e quindi sulla scuola e sulla famiglia.
Se l’obiettivo è l’armonizzazione dell’impatto dell’umano con l’ecosistema globale in cui è inserito, la scuola può fare molto. La scuola, fin dall’asilo nido, può favorire il cambiamento dello stile di vita e dei modelli di consumo che infine influiscono sui sistemi di produzione e di lavoro.
Il sistema di istruzione-educazione può fare molto se esso stesso è guidato a un profondo rinnovamento che preveda la promozione di:
– Creatività, necessaria a inventare nuovi stili di vita e modelli di produzione
– Cooperazione, per sostituire i modelli altamente competitivi che portano a sfruttare le risorse nella corsa a chi arriva primo
– Apprendimento e educazione in Natura, che porta a riconoscere l’ecosistema come parte integrante della nostra esperienza di vita quotidiana e non soltanto come “materia di studio”.
Ascolto e Gentilezza competenze che portano al rispetto dell’altro in senso ampio (ivi compresi tutti gli elementi dell’ecosistema) e completando in senso etico i punti precedenti.

È inoltre fondamentale che sia potenziato il sistema di welfare che garantisca alle donne, tramite l’impiego di baby sitter, di asilo nido, o di altri servizi più flessibili e innovativi, di poter impiegare le loro intelligenze e punti di vista femminili nel mondo del lavoro, del sociale della politica. E al tempo stesso potenziare un sistema culturale e di welfare garantisca agli uomini di poter svolgere il lavoro di cura e affettivo rispetto ai loro cari, tanto quanto al momento è garantito alle donne.

 

EDUCAZIONE AMBIENTALE ED ACCOMPAGNAMENTO VERSO LA TRANSIZIONE ECOLOGICA
Europa Verde Veneto chiede di prevedere obbligatoriamente nei programmi scolastici spazi/lezioni dedicate all’ecologia, alla tutela della Biodiversità e agli Stili di Vita per incentivare comportamenti virtuosi ad impronta di carbonio sempre più ridotta, per favorire una crescita culturale, ambientale, sociale, economica, verso un vivere sostenibile, facendo comprendere meglio alla maggior parte della cittadinanza la necessità e l’urgenza di una transizione ecologica verso modelli di consumo e di utilizzo del territorio a basso impatto ambientale.

ZERO RIFIUTI E PLASTICA “GAME OVER”
La nostra Regione è una delle più virtuose nel riciclo ma occorre fare di più. Europa Verde Veneto chiede che la Regione incentivi la vendita di prodotti sfusi che eliminano il packaging, soprattutto di plastica, l’utilizzazione di imballaggi e contenitori riusabili, l’impiego di beni realizzati con materiali di recupero.
Per questo occorre che la normativa e i piani regionali di gestione dei rifiuti, come ormai prevede anche la normativa europea, debbono prevedere una exit strategy dall’incenerimento, perché strumento di dispersione e spreco di materia non più riutilizzabile, e una conclusione entro il 2030 nell’utilizzo delle discariche, il cui uso residuo deve essere inteso come deposito temporaneo di rifiuti per un successivo utilizzo. Servono nuovi obiettivi di gestione dei rifiuti per i prossimi 5 anni ed in particolare l’obiettivo di Europa Verde è quello di ridurre la quota di rifiuti non riciclati a 50 kg procapite (1/3 rispetto a quello attuale di 150 Kg procapite). Accanto a questo processo di dismissione intendiamo implementare un calendario di dismissione di tutti gli inceneritori in un tempo complessivo non superiore a 10 anni, in conformità con il calo del rifiuto non riciclabile.

RILANCIARE LA RICERCA NEL SETTORE PRIMARIO, L’AGRICOLTURA BIOLOGICA E GARANTIRE IL BENESSERE ANIMALE
Europa Verde chiede di promuovere la ricerca e programmi di investimento settoriali in agricoltura, oltre impostare politiche per arrivare a garantire un prezzo dignitoso di acquisto del prodotto dal produttore. Si chiede inoltre di assicurare maggiori investimenti nelle tecniche di produzione biologiche e biodinamiche, per puntare all’obiettivo di abbattimento ulteriore dell’uso dei prodotti fitosanitari grazie all’utilizzo di cultivar resistenti agli stress ambientali e a virosi, obiettivo utile anche nella programmazione di misure di adattamento al cambiamento climatico.
Europa Verde chiede inoltre investimenti tecnologici utili per la gestione intelligente dell’uso di acqua, prodotti fitosanitari (anche biologici), prodotti fertilizzanti con un aumento degli interventi per il miglioramento qualitativo del suolo coltivabile anche per l’aumento di contenuto in sostanza organica, utile anche allo stoccaggio di CO2, come noto anche dagli ultimi Report IPCC.
La nostra regione è inoltre interessata dalla presenza di mega-allevamenti intensivi dove gli animali – bovini, suini e pollame – vivono in condizioni di forte limitazione dei loro diritti di benessere.
Europa Verde Veneto chiede che la Regione si faccia promotorice di percorsi di transizione a forme di allevamento meno impattanti sugli animali, l’ambiente e la nostra salute.
Si deve attuare un programma di controlli in stretta collaborazione coi Servizi Veterinari e gli enti preposti per legge, per garantire il rispetto delle regole vigenti in relazione alle condizioni di allevamento, di uso di antibiotici, per tutelare il benessere animale e incrementare i livelli di sicurezza alimentare strettamente legati al benessere animale.
È noto che l’uso di antibiotici negli allevamenti industriali contribuisce in maniera significativa al grave fenomeno della resistenza dei batteri agli antibiotici stessi, un fenomeno che porta a 10.000 decessi all’anno in Italia. E’ noto infine che gli allevamenti intensivi possono essere un veicolo importante di patogeni potenzialmente dannosi verso l’uomo, che è assolutamente prioritario prevenire, alla luce anche degli effetti provocati dalla pandemia da coronavirus COVID 19.

LAVORO GREEN, EQUO, PULITO E GIUSTO
Europa Verde Veneto chiede di garantire un ambiente di lavoro salubre e in piena sicurezza, secondo le normative più avanzate; e di assicurae retribuzioni adeguate ai lavoratori soprattutto verso le donne e i giovani (CCNL standard e non “particolari”), cercando di contrastare il precariato e di aumentare il controllo sulle forme di lavoro illegali, sulla piaga sempre più diffusa del caporalato, contrastando infiltrazioni mafiose sempre più presenti nelle tessuto economico anche della nostra Regione.
Serve un ampio programma di investimento sui lavori “green”e sulla formazione professionale che faciliti i processi produttivi e di servizi necessari alla transizione energetica anche nella nostra Regione sempre tenendo in debito conto fondamentali parametri di equità sociale, salubrità e sicurezza nei luoghi di lavoro.*
La riconversione del sistema economico verso un bilancio “A zero emissioni” non è un costo ma un investimento oltre che una necessità etica. Le trasformazioni necessarie per ottenere questo fine sono così imponenti che l’indotto generato in tutto questo sarà molto importante in termini di occupazione. Basti pensare che, nel sostituire la produzione di energia da fonti fossili con quella da fonti rinnovabili, si tolgono risorse imponenti alle grandi multinazionali del petrolio o a paesi governati da regimi autoritari per darli ai nostri elettricisti, ingegneri, architetti, impiantisti.
La incentivazione di logiche di filiera corta nel campo della produzione agricola va visto nella stessa ottica. Va quindi stabilito un rapporto stabile e di collaborazione con le associazioni degli agricoltori che già operano in tal senso per implementare ulteriormente tali iniziative e renderle la norma più che l’eccezione, considerando le specificità produttive e la stagionalità.
Va ricordato che il prodotto che arriva sugli scaffali a prezzi vantaggiosi è spesso legato a fenomeni malavitosi e di caporalato, con fenomeni presenti anche nella nostra regione. Costituire un sistema di assunzione a misura di azienda agricola è necessario per garantire il diritto e la dignità del lavoratore, e la sicurezza e agilità dell’imprenditore che necessita di rapporti stagionali.

UNA SANITA’ PER TUTTI
Europa Verde Veneto dice no alla privatizzazione strisciante del modello regionale di questi ultimi 20 anni che ha imposto un taglio netto a certi servizi territoriali e anche ai posti letto negli ospedali. La “razionalizzazione” non sia la scusa per la chiusura dei presidi medico-sanitari sui territori, a maggior ragione dopo la crisi in corso nel nostro Paese con il COVID 19, dove è emersa con tutta chiarezza la necessità di un sistema sanitario pubblico equo ed efficiente e ben distribuito sul territorio.
Si chiede quindi di salvaguardare la natura pubblica del servizio sanitario, limitando al massimo il ricorso alle strutture sanitarie convenzionate, e di rivedere l’offerta della medicina Specialistica pubblica, con una diversa ripartizione delle risorse pubbliche destinate alle strutture private convenzionate.
Europa Verde Veneto chiede soprattutto di utilizzare i fondi regionali x potenziare il numero di Specialisti e del Personale del comparto pubblico e non per le strutture private accreditate, con investimenti sui Servizi territoriali e la creazione di un sistema di cure a domicilio efficiente per le persone anziane e con disabilità, che permetta di “alleggerire il peso” alle famiglie, e attraverso un miglioramento della rete integrata di assistenza fra i vari attori sanitari/sociali.
Europa Verde Veneto chiede di riorganizzare la rete dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta, favorendo la costituzione di strutture integrate in cui operano più medici con l’ausilio di personale amministrativo e infermieristico, dotati di strumenti diagnostici di primo livello e lungo tutto l’arco della giornata, Investimenti sulla tecnologia e sulla digitalizzazione che può “aiutare” il lavoro di tutti gli operatori sanitari. Tutto questo può anche sgravare i pronto soccorsi ospedalieri di gran parte delle richieste di assistenza.
Serve inoltre Rivedere e, nei limiti del possibile, ridurre il costo dei Ticket che impediscono alle fasce meno abbienti della popolazione di curarsi e di effettuare quei controlli che tanto significano in ogni serio programma di prevenzione.
Europa Verde Veneto chiede, in collaborazione col il MIUR e la FNOMCEO, di un programma di riorganizzazione dei criteri di accesso alla facoltà di Medicina e alle Scuole di Specializzazione, che permetta di porre rimedio alla grave situazione di carenza di personale medico, che si è venuta a creare in seguito a scelte che non hanno tenuto in debito conto le dinamiche occupazionali legate all’invecchiamento della classe medica attualmente in servizio. Affrontare in maniera organica tale problema è di vitale importanza e da esso dipende la sopravvivenza stessa del nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Le professioni sanitarie e sociosanitarie, in cui la presenza femminile è maggioritaria, vanno rivalorizzate nei fatti, non solo a parole. Dei fondi MES, messi a disposizione dell’Europa, 3,5 milardi potrebbero essere assegnati al Veneto, si tratta di un’occasione unica per riformare e potenziare il Sistema sociosanitario e rendere il servizio accessibile universalmente.
Europa Verde chiede infine l’implementazione dei servizi socio-sanitari dei territori rurali e montani del Veneto, per incidere sulla qualità di vita delle persone e delle famiglie nelle zone più svantaggiate della nostra regione.

DONNE E CAMBIAMENTO
La sfida strategica della conversione ecologica e della giustizia sociale ed economica, nella nostra regione come altrove, passa attraverso il coinvolgimento delle donne, protagoniste dei mutamenti culturali e sociali più rilevanti, in prima fila nei conflitti ambientali, sempre più istruite, competenti e impegnate nella tutela e cura del pianeta vivente.
Le donne rappresentano il 51,1% della popolazione totale veneta, pari a 4.906.000 abitanti (dati fine 2019). Il periodo precedente la pandemia aveva visto un aumento dell’occupazione femminile, nel 2017 oltre il 50% dei nuovi assunti sono donne, il 57,!% è il tasso d’occupazione femminile, aumenta la loro presenza nei ruoli apicali, il 21% dei dirigenti e il 33% dei quadri sono donna, comunque con un divario stipendiale mediamente del 18% a loro sfavore. Altro dato interessante è che nella nostra regione, a tre anni dalla laurea, il 76,2% delle laureate è occupata rispetto ad una media italiana 58%. Il lavoro part time, a tempo determinato, stagionale o del fine settimana è soprattutto femminile. Una dinamica seppure faticosa in ascesa, che il lockdown causa COVID 19 ha interrotto: è stato ampiamente dimostrato che le donne sono state penalizzate nella ripresa e anche durante il periodo di isolamento, il lavoro di cura, di supplenza dei servizi pubblici non garantiti, dalla prima infanzia, all’età scolare, all’assistenza di persone anziane, malate, con disabilità, ecc. per oltre l’80% è stato a loro carico, senza alcun riconoscimento preciso.
Le donne e i giovani non devono pagare i costi della pandemia.
La nostra regione soffre di un invecchiamento della popolazione tra i più forti del mondo, con oltre 200.000 persone non autosufficienti e di una denatalità strutturale, che nemmeno la presenza del 10% di residenti stranieri/e riesce a compensare.
Per questo sosteniamo convintamente l’iniziativa dell’europarlamentare verde Alexandra Geese, tedesca, di destinare metà dei fondi previsti dal Recovery Fund alle donne, la cui partecipazione alla ripresa sarà determinante per la crescita e il benessere, in termini di sostenibilità, equità, giustizia sociale e in tutto questo il ruolo della Regione sarà fondamentale.

CULTURA PATRIMONIO DEI VENETI E DEL MONDO
Il Veneto racchiude un patrimonio storico e artistico naturalistico unico, in una delle regioni più visitate al mondo. Occorre rifunzionalizzare il turismo, creando percorsi alternativi, puntando su un turismo naturalistico, evitando la congestione delle grandi città soprattutto a Venezia che rischia di diventare la “Pompei del Nuovo Millennio” programmando i flussi turistici, peraltro a bassa impronta di carbonio, facendo anche diventare Venezia un Centro Studi Internazionale su una gestione sostenibile del Turismo coinvolgendo anche le altre città d’arte presenti nella nostra regione soprattutto Vicenza, Padova, Verona ma anche i bellissimi borghi sparsi nel nostro territorio.

RICHIESTA DI ISTITUZIONE DI ASSEMBLEE DI CITTADINI NELLE GRANDI CITTA’
Europa Verde Veneto chiede l’Istituzione di assemblee di cittadini (AC) che pervengano a pareri vincolanti per le Amministrazioni Comunali su alcuni problemi chiave della città, in cui la politica tradizionale ha difficoltà a mettere in atto soluzioni coraggiose. Le AC (Citizens’ Assemblies, Conventions des Citoyen) rappresentano una nuova forma di democrazia diretta deliberativa già sperimentata sia a livello locale che nazionale in vari paesi del mondo (ad es. Canada, Francia, Regno Unito, Polonia, Belgio: si veda a tal proposito l’articolo https://ilmanifesto.it/clima-macron-prova-la-democrazia-casuale/). Si tratta di un numero limitato di cittadini (tra i 100 e i 300, a seconda della scala) selezionati con un metodo statistico cosiddetto stratificato, che garantisce pari rappresentatività a tutte le componenti della comunità, fornendo quindi un modello su piccola scala delle istanze della comunità tutta.
Tra i vantaggi delle AC, che hanno una durata limitata nel tempo, c’è quello di minimizzare le pressioni dei gruppi di potere e di interesse, non subire la mancanza di visione a lungo termine, educare e responsabilizzare i cittadini che ne fanno parte.

WELFARE
Valorizzazione processi di integrazione intergenerazionale e comunitaria, sostegno alle famiglie con programmi di sostegno alla genitorialità, aiuto economico, erogazione di servizi e piani per l’assistenza alle persone non autosufficienti, con disabilità, disagi psichiatrici e malattie rare attraverso una presa in carico complessiva.

DIRITTI CIVILI E DI GENERE
La Regione deve contribuire a promuovere la crescita culturale in questo ambito con bandi che mettano a disposizione risorse per finanziare attività educative-rieducative finalizzate a diffondere consapevolezza e a superare il modello di dominio insito nel modello sociale-familiare patriarcale.
Un pianeta vivo, in cui per tutti valga la pena vivere: questo assioma programmatico ha reso da sempre i Verdi italiani ed il movimento LGBT, compagni di strada che – nella reciproca autonomia ma in comuni battaglie – hanno saputo mostrare e rendere belle, ricche e “normali” le differenze.

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*1) ECONOMIA VERDE, TRANSIZIONE ECOLOGICA, LAVORO
Il lavoro è e sarà sempre più verde. La strada per sostenere l’occupazione e costruire nuove opportunità di impiego passa dall’affrontare le grandi problematiche ambientali: riduzione dei consumi di energia nelle case, nelle scuole e negli uffici, negli ospedali e aumento dell’impiego delle energie rinnovabili; lotta allo spreco di risorse, in particolare non rinnovabili, e allo smaltimento improprio dei rifiuti, accelerando la transizione verso l’economia circolare; programmi di rigenerazione urbana e di riduzione del rischio sismico; incremento della mobilità sostenibile. La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha calcolato che questi 5 obiettivi green attiverebbero, in Italia, 190 miliardi di investimenti con 682 miliardi di aumento della produzione e 242 miliardi di valore aggiunto, creando 800.000 nuovi posti di lavoro al 2025. La nostra Regione deve avere l’ambizione di guidare la conversione ecologica e sostenibile del lavoro e delle imprese. L’introduzione di criteri premianti per un uso efficiente delle risorse nei bandi regionali e nella prossima programmazione dei fondi comunitari va posta al centro dell’azione incentivante regionale a sostegno della transizione low carbon. E’ la migliore risposta possibile ai ragazzi che scioperano per il clima, alla crisi che attanaglia il mondo del lavoro, a cui i partiti tradizionali e anche i nuovi movimenti sono incapaci di dare risposte adeguate e durature. Ogni anno migliaia di giovani, per lo più con alto titolo di studio, abbandonano il nostro paese per cercare opportunità di lavoro all’estero. Dobbiamo dargli opportunità anche in Italia, a cominciare dalla nostra regione.