Per le europee, facciamo crescere un’onda verde e civica

Appello

In tanti ci siamo accorti che in Europa c’è una diffusa domanda di qualità della vita, di lavoro; un desiderio di comunità: donne e uomini, lavoratori e studenti, chiedono ai governi di occuparsi del loro futuro e di quello di tutta l’Unione. Ma spesso non trovano risposte perché l’Europa che conosciamo oggi non funziona per tutti.

Chi ha governato l’Unione europea e gli Stati non ha saputo, né voluto, offrire risposte e strumenti efficaci di protezione, sicurezza e riscatto di fronte al disagio vissuto da questa comunità. E poi ci sono i nazionalisti che promettono un cambiamento, ma in realtà negano sfide fondamentali come il cambiamento climatico e le migrazioni. Promuovono la paura, la divisione, l’odio e l’esclusione – e stanno minando i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto.

C’è una necessità che riempie le piazze, che parte dalle associazioni, dai movimenti civici e delle municipalità e diventa un movimento globale che chiede risposte concrete ai problemi quotidiani, e progetti duraturi per un futuro sostenibile. Un bisogno che riguarda anche tante persone non impegnate politicamente perché non si riconoscono in nessuna forza politica attuale, ma sono madri, padri, giovani e anziani.

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La pulizia meccanica uccide le nostre spiagge

di Gabriella Buffa* – Ancora una volta siamo all’emergenza litorali, altri metri di spiaggia se ne sono andati, e gli operatori chiedono interventi strutturali. E ancora una volta la soluzione proposta è quella di barriere frangiflutti e pennelli, strutture poco sostenibili economicamente e dannose ecologicamente. Per chi, come me, li studia, i sistemi costieri sono estremamente interessanti. Ma svolgono anche un servizio di cui tutti dovremmo essere consapevoli, perché ha a che fare con la nostra sicurezza. I sistemi costieri, spiagge e dune, sono straordinarie difese naturali contro la forza del mare. Quando sane e vitali, le spiagge assorbono la potenza delle onde riducendole ad uno sciabordio che lambisce dolcemente spiaggia. Le dune costiere sono un “serbatoio” di sabbia. Un serbatoio che si forma lentamente grazie all’azione del vento e alle sabbie trasportate dalle correnti marine lungo costa.

Ma I veri ingegneri delle dune sono le piante. E solo grazie a loro che le dune vengono consolidate e sì accrescono nel tempo. Ed è sempre grazie alle piante che le dune diventano un serbatoio dinamico, in grado di intrappolare la sabbia e poi di restituirla alla spiaggia antistante. Di più, le dune sono il nostro “elemento sacrificale”: in caso di forti mareggiate vengono parzialmente distrutte, ma in questo modo preservano l’entroterra dal rischio di sommersione. Ma, allora la domanda è: perché le nostre spiagge hanno perso questa capacità? C’entrano sicuramente i cambiamenti climatici, con l’innalzamento del livello del mare e un aumento di eventi atmosferici estremi. Ma allo stato attuale l’equilibrio di spiagge e dune è quasi ovunque compromesso dagli interventi umani sul territorio: bonifiche, sviluppo urbanistico, reti di trasporto e porti, infrastrutture turistiche. Urbanizzazione, pulizia meccanica delle spiagge, calpestio incontrollato stanno drammaticamente contribuendo alla scomparsa delle dune. Gli ingegneri delle dune, le piante, sopportano il caldo torrido e la siccità, ma non il calpestio. Quando le piante scompaiono lasciano varchi, che vengono resi sempre più ampi dal vento, e attraverso i quali, in caso di mareggiata, l’acqua riesce a passare. L’intero sistema perde la capacità di proteggerci.

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