Una appello per salvare il parco dei Colli Euganei

Il disegno di legge sui Parchi ripresentato dalla Regione, se passa così come è stato proposto, comporterà per il Parco dei Colli  conseguenze deleterie. Numerose associazione ambientaliste hanno sottoscritto un appello alla Regione affinché questo progetto venga radicalmente riformato, a partire dai suoi presupposti.

Di seguito il testo dell’appello. Chiunque voglia aderire, a proprio nome o come associazione, può scrivere ad uno dei seguenti indirizzi: info@lasciatecirespirare.itcomitatodifesacolli@yahoo.it legambiente.este@gmail.com

“CARA REGIONE, NON UCCIDERE IL PARCO DEI COLLI EUGANEI (ma fallo funzionare meglio)”

Se ha senso un “parco” per un’area come quella dei Colli Euganei non può che essere per tutelare un ambito che ha il suo più autentico punto di forza nell’intreccio tra singolarità geologico-naturalistiche e diffuse testimonianze di vita e di cultura di una storia millenaria. Caratteristica, altro aspetto fondamentale, che coinvolge in modo inscindibile i rilievi e le aree pedecollinari. (altro…)

Un nuovo circolo verde a Treviso

Si ricostituisce, nel ricordo di Alexander Langer, il circolo provinciale della Federazione dei Verdi di Treviso. In un periodo storico, come quello attuale, di grave crisi ambientale, sociale, economica e politica i Verdi credono utile se non necessario ricreare uno ” spazio pubblico” di consultazione e di partecipazione ove poter Leggi tutto…

Fermare la legge regionale sul “consumo di suolo”

La legge regionale sul consumo di suolo “La rigenerazione urbana e il miglioramento della qualità insediativa“, si propone la tutela del territorio o si tratta di grande affare immobiliare? Pubblichiamo le note critiche che varie associazioni, porteranno all’attenzione della II° Commissione del Consiglio Regionale del Veneto.

Il titolo della Legge, nulla ha a che fare con i contenuti che, a parte le enunciazioni di principio, vanno nella direzione opposta. Il Veneto è, insieme alla Lombardia, la Regione peggiore d’Italia. Ha consumato negli ultimi 10 anni, il 10% del territorio veneto contro una media italiana del 7% e una media europea del 4,5 %.

E’ UNA LEGGE CONTRO: l’ambiente, l’agricoltura, la sicurezza idraulica, la qualità della vita urbana, la terra.

LA LEGGE NON SOLO NON RIDURRA’ IL CONSUMO DI SUOLO ma produrrà l’effetto contrario. (altro…)

Quella rapina a mano armata che chiamano TTIP

Si scrive TTIP. Si legge “Transatlantic Trade and Investment Partnership”, ma col “trade” e con la “partnership” non ci azzecca nulla. Nei media, l’acronimo viene comunemente tradotto con “trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti”. Da cui si evince che, in questa storia brutta assai, anche il nome è sbagliato. Il TTIP infatti, non è un trattato sul commercio e sugli investimenti. E non perché lo scrivo io.

Lo ha sottolineato, tra gli altri, anche il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz in uno suo intervento al Parlamento italiano il giorno 24 settembre del 2014, che passerà alla storia per il totale disinteresse dimostrato dai nostri onorevoli. “Il TTIP non è un accordo di libero scambio, come vogliono farci credere – ha sottolineato il Nobel statunitense -. Un accordo simile potrebbe essere contenuto in tre pagine: noi eliminiamo le nostre barriere doganali e  voi le vostre. Ma gli Usa non sono interessati ad un accordo di libero scambio. Gli Usa vogliono un patto di gestione del commercio per favorire particolari interessi americano che non non sono neppure gli interessi dei cittadini americani. Ecco cosa è il TTIP. Questo è il motivo per il quale l’Ustr (United States Trade Representative, l’agenzia governativa che gestisce le trattative in materia.ndr) si è rifiutata di rivelare il testo dell’accordo anche ai membri del Congresso. Vogliono che i nostri e i vostri rappresentanti siano all’oscuro di quando contenuto nell’accordo. Figuriamoci i normali cittadini che non ne devono sapere assolutamente nulla”.

La segretezza con la quale sono condotte le trattative su un piano economico che, nel bene e nel male, coinvolgerà oltre 820 milioni di persone tra cittadini europei e statunitensi, e alla fine dovrà essere ratificato da un parlamento europeo che, per ore, non ne sa assolutamente niente, è il primo punto che fa suonare una campanella d’allarme. (altro…)

Luci e ombre del Nuovo Codice Appalti

Nella nuova legge ci sono innovazioni positive come la cancellazione della legge Obiettivo. Ma anche alcune ombre come le nuove regole per appalti di servizi e forniture

di Anna Donati (tratto da Sbilanciamoci) – Dopo un anno di intenso lavoro del Parlamento e del Governo è arrivato dunque il nuovo Codice degli appalti, servizi e forniture pubbliche, pubblicato il 19 aprile 2016 in Gazzetta Ufficiale con il Decreto Legislativo n. 50, che recepisce anche tre nuove direttive europee (2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE). L’obiettivo dichiarato è di chiudere un ciclo di quindici anni nato con la Legge Obiettivo del 2001, poi proseguito con il codice De Lise del 2006 e le continue modifiche peggiorative approvate negli anni al codice appalti.

Il dibattito ed il testo che ne è scaturito risentono delle inchieste della magistratura che periodicamente hanno scoperchiato tangenti, mafia, deformazione dei progetti, costi lievitati delle opere, evasione della concorrenza e scarsa trasparenza del mercato, praticamente in tutti i settori di appalti, servizi e forniture, al nord come al centro ed al sud del Paese.

Si legge nel Decreto la voglia di voltare pagina con la decisone di affidare all’Autorità Anticorruzione (ANAC) ed al suo presidente Raffaele Cantone, ampi poteri di regolazione, controllo e vigilanza su imprese, bandi di gara, appalti, concessioni, servizi e forniture: è questa la prima novità positiva del nuovo Codice, dove ANAC diventa il perno del nuovo sistema di affidamento della spesa pubblica. Potrà determinare una lunga lista di strumenti operativi per stazioni appaltanti ed operatori economici, avrà la gestione di tutte le banche dati pubbliche del settore, sarà chiamata a verificare la congruità delle varianti delle opere pubbliche per evitare abusi e distorsioni. (altro…)

Anche i Giovani Verdi Europei alla carovana #OverTheFortress per portare aiuti e solidarietà ai profughi di Idomeni

(tratto dal sito YOU-ng)  Te lo trovi davanti all’improvviso, il campo profughi di Idomeni, che ti pare di cascare dentro un oceano di tende.

La strada che da Salonicco porta al confine con la Macedonia scorre facile in mezzo a verdi vallate, leggermente ondulate, con la sagoma ancora innevata del monte Olimpo a chiudere l’orizzonte. A metterti sull’avviso che non stai andando verso un confine qualunque ma verso un confine di guerra – come stanno diventando oramai tutti i confini – sono i campi profughi che sorgono attorno al villaggio di Idomeni, dove si trova ancora in grosso dei rifugiati in fuga da guerre e povertà. Ce ne sono tre, sino ad ora, ognuno gestito da una diversa onlus, con un numero di migranti che va dai 1500 ai 3000 ciascuno. Impossibile avere numeri certi per la grande flluidità della situazione. Gli accordi che l’Europa ha siglato col Governo Turco, hanno aggiunto altra disperazione a gente già disperata. I richiedenti asilo – circa 45 mila – che avevano raggiunto la Grecia credendo, sperando di essere oramai arrivati in Europa, hanno scopetto improvvisamente che il confine è chiuso e che non si aprirà più. Il loro futuro sarà il rimpatrio forzato, e gestito per di più da un governo che, per dirla eufemisticamente, non ha mai dimostrato sensibilità nei confronti dei diritti umani. E proprio al Governo di questo Erdogan, lautamente stipendiato dall’Ue, spetterà il compito di fare il “lavoro sporco”, selezionando a sua totale discrezione i rifugiati “buoni” da far accogliere dall’Europa, da quelli “cattivi” da rispedire in Patria. (altro…)

Una mobilità ad emissioni zero

Spostarsi per la città senza inquinare. Non una utopia ma un futuro realizzabile. Anzi, potremmo dire, l’unico futuro possibile perché, come ha dimostrato Cop21 il destino delle energie fossili è segnato. Dal 1991 in cui sono scattati nelle  principali città italiane i primi provvedimenti antismog, come il blocco del traffico, ad oggi, molte cose Leggi tutto…

Quei buchi nell’acqua chiamati trivelle #CementoArrichito

Qualsiasi giudizio si possa dare su Cop21, su un punto tutti i commentatori si sono trovati concordi. Il vertice mondiale sul clima, svoltosi a Parigi nelle due prime settimane di dicembre, ha posto una pietra tombale sui combustibili fossili.

Vero che l’opposizione di alcuni Paesi petroliferi, come l’Arabia Saudita, ha impedito che nell’accordo finale comparisse il termine “decarbonizzazione”, ma è pure vero che, se davvero vogliamo anche soltanto provare a contenere l’aumento globale della temperatura “ben al di sotto di 2 gradi Celsius in più rispetto ai livelli pre-industriali” – come si legge nel documento conclusivo –  tutti gli Stati firmatari dovranno impegnarsi sin da subito a trovare alternative energetiche sostenibili.

In altre parole, gli idrocarburi come il petrolio, il carbone in tutte le sue forme, il gas come il metano, sono stati definitivamente buttati fuori della storia dell’umanità.

O non ci sarà futuro per questi combustibili, o non ci sarà futuro per l’umanità. (altro…)