Al lupo! Al lupo!

Ci sembra di essere tornati al Medioevo. Sui Lupi cattivi.

Oggi un articolo di giornale a diffusione nazionale riportava “la paura degli umani” verso i lupi, che addirittura stanno diventando un “problema di sicurezza pubblica”, come se ci fosse un invasione di lupi pronti a sbranare gli essere umani nelle nostre montagne. Fake News.

La soluzione molto semplice: abbatterli.

Allora che ci sia un problema di conflittualità tra il lupo e le attività umane è innegabile, soprattutto pastorizia e allevamenti bovini (non quindi con gli esseri umani di cui non risulta nessuna agressione nel Veneto e nel resto d’talia). Nel 2018 in Veneto ci sono state 450 predazioni e indennizzi per 215.000 euro. Ci auguriamo che la Regione abbia prontamente pagato (1 milione di euro stanziati per il 2018) per tutelare i pastori e anche per risarcire i danni il lupo che fa parte del patrimonio del Demanio dello Stato e quindi di tutti noi.

Che si debbano trovare delle soluzioni compatibili con la presenza del lupo è invece obbligatorio, adottando una pianificazione credibile, trasparente e soprattutto scientifica e quelle misure (recinzioni elettriche, cani pastore per i greggi) che già da tempo si usano nel Centro Italia. Serve anche un informazione credibile e non manipolata, inventandosi fake news o instillando nella popolazione la paura atavica del lupo, tipo Cappuccetto Rosso, che ricordiamo era una fiaba e non realtà.

Facciamo presente che non ci risultano aggessioni o altre forme di attacco da parte di questi mammiferi predatori verso l’uomo e che svolgono altresì una funzione fondamentale essendo al vertice della catena alimentare ed essendo un fattore di selezione verso la fauna selvatica, come ad esempio i cinghiali che stanno poliferando. E’ vero che il territorio del bellunese soprattutto è una montagna con una presenza importante dell’uomo e che va mantenuta. Ma ci risulta che da un indagine condotta recentemente all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, montagna rustica e magari più isolata del resto delle Dolomiti ma dove ai margini ci sono anche alcuni Comuni importanti e note località turistiche, nessuno si è sognato di dire che il lupo costituisce un problema. Su 32.000 ettari non si riscontrano emergenze ne richieste di risarcimento. Per cui evitiamo di creare psicosi ad arte per stimolare gli interessi più bassi e retrogradi della politica, tanto per fare audience e raccogliere un po di voti. Ricordiamo che esiste una Direttiva Habitat che protegge il lupo. Che evidentemente si vuole scavalcare ricorrendo al “problema di sicurezza pubblica”, inesistente.

Infine serve una campagna di educazione ambientale, che coinvolga le comunità locali a partire da bambini e ragazzi, con un informazione seria condotta da naturalisti, biologi, agronomi-forestali e da chi il lupo lo conosce veramente per gli aspetti etologici (ricordiamo che il lupo è una specie elusiva che si nasconde all’uomo) e che non ci faccia tornare al Medioevo, come sembra vogliano perseguire alcune frange estremiste. Serve infine un Piano Nazionale sul Lupo del Ministero dell’Ambiente che ci aguriamo esca prima possibile, e qui il Ministro Costa e il Governo devono assolutamente dare delle risposte adeguate e che cerchi di trovare soluzioni percorribili, senza salti nel vuoto come la “licenza di uccidere” che sembra voler perseguire la Regione Veneto.

Per concludere siamo anche a chiedere la Regione Veneto: come mai non sta investendo poco più di un centesimo di euro sulla gestione effettiva della Rete Natura 2000 e sulla tutela di habitat , flora e fauna come prescrivono le Direttive Europee. Su questo desidereremmo una risposta. Perchè il lupo e le tante altre creature selvatiche, alcune a rischio estinzione, che sono patrimonio di biodiversità della nostra Regione meritano molto di più. Zaia cosa dice ?

Gianluigi Bergamo – Verdi del Veneto

(altro…)

Appello per la Marcia per la giustizia climatica, contro le grandi opere (Roma, 23 marzo)

Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale

#siamoancoraintempo

Chi siamo

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.

Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico

Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.

Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.

Nel nostro paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.

Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.

Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi a Venezia, il MOSE, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni , con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia. (altro…)