Il rapporto Ipbes 2019 lancia l’allarme: Il tasso di estinzione delle specie sta accelerando con un ritmo senza precedenti nella storia dell’umanità

Spesso descritto come “IPCC per la biodiversità”, l’IPBES è un organismo intergovernativo indipendente che comprende più di 130 governi membri. Istituito dai governi nel 2012, l’IPBES fornisce ai responsabili politici valutazioni scientifiche obiettive sullo stato delle conoscenze relative alla biodiversità del pianeta, agli ecosistemi e al contributo che apportano alle Leggi tutto…

L’Unione Europea sta divorando risorse naturali ad un ritmo insostenibile

L’umanità avrebbe bisogno di 2,8 Terre se tutti bruciassero risorse naturali come stanno facendo atualmente i cittadini dell’Ue. Lo dimostra uno studio scientifico (in inglese) studio del World Wide Fund e Global Footprint Network. Gli scienziati affermano che è necessaria un’azione drastica per evitare una crisi globale ed irreversibile. Lo Leggi tutto…

Per le europee, facciamo crescere un’onda verde e civica

Appello

In tanti ci siamo accorti che in Europa c’è una diffusa domanda di qualità della vita, di lavoro; un desiderio di comunità: donne e uomini, lavoratori e studenti, chiedono ai governi di occuparsi del loro futuro e di quello di tutta l’Unione. Ma spesso non trovano risposte perché l’Europa che conosciamo oggi non funziona per tutti.

Chi ha governato l’Unione europea e gli Stati non ha saputo, né voluto, offrire risposte e strumenti efficaci di protezione, sicurezza e riscatto di fronte al disagio vissuto da questa comunità. E poi ci sono i nazionalisti che promettono un cambiamento, ma in realtà negano sfide fondamentali come il cambiamento climatico e le migrazioni. Promuovono la paura, la divisione, l’odio e l’esclusione – e stanno minando i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto.

C’è una necessità che riempie le piazze, che parte dalle associazioni, dai movimenti civici e delle municipalità e diventa un movimento globale che chiede risposte concrete ai problemi quotidiani, e progetti duraturi per un futuro sostenibile. Un bisogno che riguarda anche tante persone non impegnate politicamente perché non si riconoscono in nessuna forza politica attuale, ma sono madri, padri, giovani e anziani.

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La pulizia meccanica uccide le nostre spiagge

di Gabriella Buffa* – Ancora una volta siamo all’emergenza litorali, altri metri di spiaggia se ne sono andati, e gli operatori chiedono interventi strutturali. E ancora una volta la soluzione proposta è quella di barriere frangiflutti e pennelli, strutture poco sostenibili economicamente e dannose ecologicamente. Per chi, come me, li studia, i sistemi costieri sono estremamente interessanti. Ma svolgono anche un servizio di cui tutti dovremmo essere consapevoli, perché ha a che fare con la nostra sicurezza. I sistemi costieri, spiagge e dune, sono straordinarie difese naturali contro la forza del mare. Quando sane e vitali, le spiagge assorbono la potenza delle onde riducendole ad uno sciabordio che lambisce dolcemente spiaggia. Le dune costiere sono un “serbatoio” di sabbia. Un serbatoio che si forma lentamente grazie all’azione del vento e alle sabbie trasportate dalle correnti marine lungo costa.

Ma I veri ingegneri delle dune sono le piante. E solo grazie a loro che le dune vengono consolidate e sì accrescono nel tempo. Ed è sempre grazie alle piante che le dune diventano un serbatoio dinamico, in grado di intrappolare la sabbia e poi di restituirla alla spiaggia antistante. Di più, le dune sono il nostro “elemento sacrificale”: in caso di forti mareggiate vengono parzialmente distrutte, ma in questo modo preservano l’entroterra dal rischio di sommersione. Ma, allora la domanda è: perché le nostre spiagge hanno perso questa capacità? C’entrano sicuramente i cambiamenti climatici, con l’innalzamento del livello del mare e un aumento di eventi atmosferici estremi. Ma allo stato attuale l’equilibrio di spiagge e dune è quasi ovunque compromesso dagli interventi umani sul territorio: bonifiche, sviluppo urbanistico, reti di trasporto e porti, infrastrutture turistiche. Urbanizzazione, pulizia meccanica delle spiagge, calpestio incontrollato stanno drammaticamente contribuendo alla scomparsa delle dune. Gli ingegneri delle dune, le piante, sopportano il caldo torrido e la siccità, ma non il calpestio. Quando le piante scompaiono lasciano varchi, che vengono resi sempre più ampi dal vento, e attraverso i quali, in caso di mareggiata, l’acqua riesce a passare. L’intero sistema perde la capacità di proteggerci.

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Al lupo! Al lupo!

Ci sembra di essere tornati al Medioevo. Sui Lupi cattivi.

Oggi un articolo di giornale a diffusione nazionale riportava “la paura degli umani” verso i lupi, che addirittura stanno diventando un “problema di sicurezza pubblica”, come se ci fosse un invasione di lupi pronti a sbranare gli essere umani nelle nostre montagne. Fake News.

La soluzione molto semplice: abbatterli.

Allora che ci sia un problema di conflittualità tra il lupo e le attività umane è innegabile, soprattutto pastorizia e allevamenti bovini (non quindi con gli esseri umani di cui non risulta nessuna agressione nel Veneto e nel resto d’talia). Nel 2018 in Veneto ci sono state 450 predazioni e indennizzi per 215.000 euro. Ci auguriamo che la Regione abbia prontamente pagato (1 milione di euro stanziati per il 2018) per tutelare i pastori e anche per risarcire i danni il lupo che fa parte del patrimonio del Demanio dello Stato e quindi di tutti noi.

Che si debbano trovare delle soluzioni compatibili con la presenza del lupo è invece obbligatorio, adottando una pianificazione credibile, trasparente e soprattutto scientifica e quelle misure (recinzioni elettriche, cani pastore per i greggi) che già da tempo si usano nel Centro Italia. Serve anche un informazione credibile e non manipolata, inventandosi fake news o instillando nella popolazione la paura atavica del lupo, tipo Cappuccetto Rosso, che ricordiamo era una fiaba e non realtà.

Facciamo presente che non ci risultano aggessioni o altre forme di attacco da parte di questi mammiferi predatori verso l’uomo e che svolgono altresì una funzione fondamentale essendo al vertice della catena alimentare ed essendo un fattore di selezione verso la fauna selvatica, come ad esempio i cinghiali che stanno poliferando. E’ vero che il territorio del bellunese soprattutto è una montagna con una presenza importante dell’uomo e che va mantenuta. Ma ci risulta che da un indagine condotta recentemente all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, montagna rustica e magari più isolata del resto delle Dolomiti ma dove ai margini ci sono anche alcuni Comuni importanti e note località turistiche, nessuno si è sognato di dire che il lupo costituisce un problema. Su 32.000 ettari non si riscontrano emergenze ne richieste di risarcimento. Per cui evitiamo di creare psicosi ad arte per stimolare gli interessi più bassi e retrogradi della politica, tanto per fare audience e raccogliere un po di voti. Ricordiamo che esiste una Direttiva Habitat che protegge il lupo. Che evidentemente si vuole scavalcare ricorrendo al “problema di sicurezza pubblica”, inesistente.

Infine serve una campagna di educazione ambientale, che coinvolga le comunità locali a partire da bambini e ragazzi, con un informazione seria condotta da naturalisti, biologi, agronomi-forestali e da chi il lupo lo conosce veramente per gli aspetti etologici (ricordiamo che il lupo è una specie elusiva che si nasconde all’uomo) e che non ci faccia tornare al Medioevo, come sembra vogliano perseguire alcune frange estremiste. Serve infine un Piano Nazionale sul Lupo del Ministero dell’Ambiente che ci aguriamo esca prima possibile, e qui il Ministro Costa e il Governo devono assolutamente dare delle risposte adeguate e che cerchi di trovare soluzioni percorribili, senza salti nel vuoto come la “licenza di uccidere” che sembra voler perseguire la Regione Veneto.

Per concludere siamo anche a chiedere la Regione Veneto: come mai non sta investendo poco più di un centesimo di euro sulla gestione effettiva della Rete Natura 2000 e sulla tutela di habitat , flora e fauna come prescrivono le Direttive Europee. Su questo desidereremmo una risposta. Perchè il lupo e le tante altre creature selvatiche, alcune a rischio estinzione, che sono patrimonio di biodiversità della nostra Regione meritano molto di più. Zaia cosa dice ?

Gianluigi Bergamo – Verdi del Veneto

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