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Processo Pfas. Considerazione della consigliera Cristina Guarda

Mentre si approfondiscono i fatti riguardanti la conoscenza di Miteni dell’inquinamento da Pfas prima del 2013, sembra sorgere un altro tema da analizzare, riguardante la Regione e che già negli scorsi anni avevamo provato ad affrontare istituzionalmente: era o no nelle condizioni di conoscere, ben prima del 2013, quanto stava accadendo?

Nonostante sia indubbia la mancata formale denuncia dell’inquinamento da parte di Miteni, torna ad emergere come la comunicazione della stessa azienda al Genio nel 2005, riguardo i pozzi usati per la barriera idraulica, potesse costituire un grave campanello d’allarme!
Così come lo erano le risultanze di uno studio previsto dal Progetto Giada: rilevavano sforamenti di derivati del fluoro nelle acque, mai controllati adeguatamente e, ancora, le successive
comunicazioni di Miteni nel 2013 riguardo i filtri a carbone attivo acquistati ben prima della data in cui dichiara di aver installato la barriera idraulica.
Una istituzione seria ed attenta avrebbe dovuo approfondire queste incongruenze.
La nostra preoccupazione è avere conferma non solo di ciò che ormai per noi è chiaro, ossia la coscienza della contaminazione da parte di Miteni (esempio ne è la documentazione descritta dal Maresciallo del Noe oggi in aula, relativo al progetto di bonifica richiesto della proprietà più di 15 anni fa), ma anche del disinteresse da parte della Regione riguardo l’impatto ambientale di un’impresa che, negli anni 60, si era già macchiata di un gravissimo avvelenamento delle acque.
Capire per noi significa aiutarci a non commettere errori oggi ed in futuro: le istituzioni e i politici non possono permettersi alcuno scivolone né perdita di tempo.
I danni sanitari, sociali, economici e ovviamente ambientali sono pesantissime e costosissime croci sulle spalle dei cittadini. Almeno per questo, bisognerebbe essere intransigenti ed estremamente precisi nel richiedere la massima sicurezza e trasparenza.