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Venezia Capitale mondiale della sostenibilità?

Lo scorso anno a maggio il lancio del progetto e a luglio la vetrina durante il G20 a Venezia.
Ieri la costituzione formale della Fondazione e conseguente insediamento del Consiglio di indirizzo.

Venezia Capitale mondiale della sostenibilità sembra una autoproclamazione che nasce su spinta di Confindustria (lo dice il Sindaco di Venezia) ma la “società civile” sembra non farne parte in alcun modo.

Ma siamo proprio sicuri che Venezia rappresenti con merito questo ruolo? Siamo sicuri che sia stato ben inteso il significato di “sostenibilità”?
Dalla presentazione a Palazzo Ducale sembra che sostenibile sia ogni processo che va a pareggio con i conti economici, misura che è stata adottata pedissequamente dall’amministrazione comunale di Venezia in ogni attività e progetto di investimento riguardante il suo territorio.

Per noi sostenibilità vuole dire ben altro: vuol dire assumere un ruolo esemplare sulla scena globale grazie alla piena attuazione dell’Agenda 2030.

Non vogliamo che Venezia diventi la Capitale mondiale del greenwashing attraverso un’operazione che sembra di sola facciata e che sembra mirare espressamente a dirottare in laguna più risorse possibili del PNRR.

Allarghiamo la partecipazione dei soci anche al mondo dell’associazionismo, alle organizzazioni no-profit, alla società civile.

Si parla di valorizzazione del patrimonio artistico e non naturalistico nel mentre ambiente e biodiversità entrano in Costituzione. Senza dimenticare che uno dei primi atti di Brugnaro come sindaco è stato abolire il Parco della laguna.

Si parla di manutenzione dell’ecosistema, si parla di MoSe, di scavo canali ma si dice poco o nulla sul recupero morfologico della laguna e sul contrasto al moto ondoso generato dalle Grandi Navi e dal traffico da diporto (che sta squassando le barene della laguna nord).

Pretenderemmo coerenza, perché oltre ai massimi progetti vorremmo che non si progettasse un nuovo terminal per il Trasporto Pubblico Locale al Montiron scavando un inutile canale nella laguna nord di Venezia (unica zona tutt’ora incontaminata) con la scusa di soddisfare le legittime necessità di qualche decina di residenti di Burano mentre si pensa a mettere a frutto i terreni al Montiron per incrementare il flusso di turisti mordi e fuggi in un’isola già inondata di presenze.

Ma l’accesso ai piani del PRNN non prevedeva la piena attuazione del principio del “Do No Significant Harm” (DNSH): non arrecare alcun danno significativo all’ambiente?
Vorremmo che questo principio fosse inserito nello Statuto della Fondazione e che diventasse la linea guida nei progetti di tutti i suoi Soci fondatori a cominciare dall’Amministrazione comunale di Venezia e dalla Regione del Veneto.

Percorriamo tutti assieme il sentiero della vera transizione ecologica per ripensare il nostro modello sociale ed economico.
Il nostro immediato futuro è fatto di efficienza energetica, riduzione dei nostri consumi, rinnovabili e protezione degli ecosistemi.

 

Immagine di copertina tratta da Greenme