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Inammissibilità quesito referendum cannabis, Guarda (EV): “Senza voce milioni di cittadini sulla base di un approccio fumoso e superficiale alla complessità sociale della questione. Il Parlamento adesso deve decidere di decidere.”

“La bocciatura del quesito referendum sulla legalizzazione cannabis lascia senza voce i cittadini sulla base di un approccio troppo superficiale alla complessità sociale ed economica del tema”, così la Consigliera regionale Cristina Guarda (Europa Verde) a commento dell’intervenuta dichiarazione d’inammissibilità del quesito referendario da parte della Consulta: “Attendo ovviamente di leggere l’intero percorso argomentativo utilizzato dalla Corte Costituzionale” prosegue la consigliera “tuttavia, ad una prima lettura di quanto emerso, mi par di comprendere che l’approccio utilizzato per esaminare la questione trascuri parecchie cose, a partire dalla differenze naturali e di tecniche di produzione e utilizzo tra cannabis, papavero da oppio e foglie di coca, che comunque non erano nemmeno interessate dal quesito.” 

Continua la Consigliera: “La produzione e legalizzazione della Cannabis nulla ha a che vedere con i pregiudizi che hanno accompagnato questo settore per anni: è dal 2019 che sono stati sfatati ufficialmente anche da parte dell’OMS, che ha condotto l’Onu a inserire la Cannabis nella tabella delle sostanze ad alto valore terapeutico e con basso rischio di abuso, rimuovendola finalmente da quella delle sostanze particolarmente dannose e a valore medico o terapeutico ridotto. Così come è avvenuto con la rimozione del Tetrahydrocannabinolo dalla Convenzione sulle sostanze psicotrope della convenzione di Vienna. 

Sulla presunta violazione degli obblighi internazionali, vorrei ricordare che ci sono Paesi che hanno scelto di affrontare il problema senza lasciarlo nel limbo, come accade invece in Italia: il Portogallo ad esempio ha, da tempo, deciso e attuato un approccio non oscurantista e molto pragmatico circa l’utilizzo delle droghe intervenendo con una regolamentazione che tiene conto di tutte le esigenze in gioco, non ultima quella della prevenzione, comprendendo che le politiche di tolleranza zero sono inutili in essenza di scelte politiche chiare.”

 “Persa questa importantissima occasione, tocca urgentemente ai nostri rappresentanti in Parlamento decidere di decidere: sono in gioco questioni di politica criminale, come ha giustamente ribadito l’Associazione Antigone – ricordando che un detenuto su tre finisce in carcere per la violazione di un solo articolo della Legge 309/90 che contribuisce drasticamente al sovraffollamento delle carceri. Allo stesso tempo, la normativa ha limitato ulteriormente le libertà di centinaia di migliaia di consumatori, imponendo sanzioni amministrative che colpiscono particolarmente persone socialmente ed economicamente inserite-sanitario ( pensiamo al più ampio uso medicinale e terapeutico che se ne potrebbe fare),  di riduzione del danno, sociali, e perché no, di mercato, considerato che altre nazioni, come gli storicamente proibizionisti Stati Uniti d’America – in cui molti stati federali hanno depenalizzato l’utilizzo ricreativo della canapa – hanno lanciato fiorenti settori produttivi. “Insomma – conclude la Consigliera – a fronte di una sostanza che la società ha già normalizzato la decisione della Corte sembra più un approccio che sta all’interno del falso epistema che vede nella cannabis una “gateway drug”, approccio dal quale, in nome della scienza, bisogna liberarsi il prima possibile, abbandonando fumosi preconcetti.”