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Favole e PM10

In risposta al Direttore del Dipartimento Regionale Qualità dell’Ambiente Rodolfo Bassan
(Articolo apparso sul Gazzettino di giovedì, 27 Gennaio 2022)

Sembra una bellissima favola, per risolvere il problema dell’inquinamento da PM 10 basterebbe cambiare auto, continuare magari con le targhe alterne, cambiare caldaia, ed entro pochi anni, come per magia, l’inquinamento potrebbe abbassarsi. Peccato che non sia proprio così. E non sia solo attraverso la riduzione del totale emissivo che si riducano gli effetti nocivi. Soprattutto “rientrare nei limiti di legge” non significa aria pulita.
A Treviso l’inquinamento non si sente solo nel naso, attraverso quel particolare odore che conosciamo tutte e tutti, ma  nei polmoni, dove va a finire non solo il PM 10, di cui si parla nell’articolo, ma anche i pm da 2, 5 a 0,1. Questi arrivano addirittura fino al sangue causando malattie delle quali sentiamo sempre più spesso parlare.

Per limitare l’inquinamento ci sarebbe bisogno di una pianificazione urbanistica che tenga conto del Verde pubblico. Lo diciamo in modo molto semplice: gli alberi puliscono l’aria e apportano ossigeno. Si tratta di servizi ecosistemici essenziali, come viene scritto  chiaramente nella Strategia nazionale per il verde urbano redatta dal Ministero dell’ambiente nel 2018, auspicando la creazione di foreste urbane. Non sembra questo stia avvenendo: anche se dai dati ISTAT risulta che la città si sia dotata di un censimento e di un piano del verde nel 2018, la disponibilità di verde urbano è ferma a 18,7 m² per abitante, contro 38 di Padova e i 43 di Venezia.
Bisognerebbe fare prevenzione, tenendo conto del fatto che la maggioranza delle criticità meteorologiche sono legate al progressivo consumo di suolo , quindi alla conseguente  eliminazione delle aree verdi.
Gli eventi estremi a livello locale possono essere limitati da una corretta gestione urbana e territoriale. Molte città europee hanno redatto i cosiddetti ” piani di adattamento”, attraverso progetti urbanistici di adeguamento che pianificano i temi del rischio davanti ad una prospettiva climatica in mutazione, progettando soluzioni a lungo termine.

Inoltre, basta guardare ad altre nazioni europee dove si costruiscono piste ciclabili e si incentiva l’uso dei trasporti pubblici, in particolare quelli ecologici, per capire che i metodi adottati sono attualmente privi di lungimiranza.

Teniamo comunque conto dei piccoli progressi, ma auspichiamo che si vada nella direzione giusta verso un approccio alle problematiche sull’inquinamento, ottimale e risolutivo dal punto di vista  ambientale sociale.Non favole ma una risposta ecologica- adattativa, che guardi al futuro, per il bene dei trevigiani.

Elisa Casonato e Daniele Tiozzi  coportavoce Europa Verde Verdi Marca Trevigiana

Lucia Ammendolia – Europa Verde – Verdi della Castellana
Amedeo Fadini – Europa Verde Verdi Sinistra Piave

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