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Nuovo Piano faunistico Venatorio in Consiglio regionale, Guarda: “La maggioranza ci insegue: bene le prime aperture, proseguiremo con le proposte”

“E’ compito della Regione preservare e incrementare i territori sottratti alla caccia, proteggere il territorio e la fauna; peccato che questo PFV non vada ancora in quella direzione, nonostante qualche modifica positiva.”

Si surriscalda il clima politico in vista dell’approdo del nuovo Piano Faunistico Venatorio nell’aula del Consiglio regionale del Veneto. Ad intervenire è la Consigliera di Europa Verde, Cristina Guarda: “

La maggioranza insegue le nostre proposte avanzate fin dallo scorso luglio, tuttavia accogliendole solo in parte. 

Infatti, permangono alcune criticità mastodontiche, in primis la procedura richiesta ai cittadini per la sottrazione dei loro fondi dalle incursioni dei cacciatori: nonostante una prima semplificazione rispetto al testo presentato qualche mese fa, rimangono ancora larvate insidie che costringerebbero i cittadini ad avvalersi di una consulenza tecnica.

Inoltre il raggiungimento della soglia, peraltro minima, del 20% di aree sottratte alla caccia è una sorta di maquillage, poiché tra queste viene inclusa un’area lagunare che non corrisponde ai parametri ambientali previsti dalla legge in vigore. Bene  che la maggioranza abbia deciso di raccogliere l’esigenza, manifestata proprio da Europa Verde, di introdurre un procedimento a contrasto delle situazioni di illegalità ( bracconaggio, etc):  rispetto a questa ipotesi base formulata dalla maggioranza sono stati ulteriormente accolti alcuni nostri  emendamenti funzionali a definire i criteri del procedimento disciplinare, per quanto rimangono ancora alcune zone d’ombra, specie per quel che concerne l’obbligatorio recepimento del procedimento disciplinare. Per questo noi di Europa Verde continueremo la nostra attività di opposizione, apportando modifiche utili ad un effettivo contrasto al bracconaggio, alla gestione intelligente fauna selvatica, in particolar modo dei cinghiali, oltre all’incremento del numero di oasi, dato che permangono alcune opportunità non colte, si pensi al lago di Fimon o alle quelle aree del trevigiano sottoposte a grave pressione venatoria con tante segnalazioni da parte dei cittadini esasperati.