Caso Pfas: non solo ritardi nella pubblicazione dei dati, ma anche mancanza di coordinamento

La Consigliera regionale di Europa verde, Cristina Guarda, interviene sulla conferma della presenza di Pfas negli alimenti, come rilevato dalle analisi rese pubbliche in questi giorni: “Le analisi sugli alimenti dimostrano quanto siano necessari e urgenti i piani di intervento, ma in questi anni in Veneto si è perso tempo prezioso Da imprenditrice agricola nella cosiddetta zona rossa, ho evidenziato la necessità di azioni e a supporto del settore agricolo, proponendo una risposta coordinata da parte degli assessorati regionali che si occupano di agricoltura e sanità, poiché sulla questione Pfas avrebbero dovuto agire di concerto o almeno coordinandosi.

Se prendiamo un altro esempio in Europa, in Germania viene scoperta una contaminazione a Baden-Württemberg e dal 2013 si sono stimanti 644 ettari di terreno a Landeskreis Rastatt e Stadtkreis Baden-Baden, e anche 240 ettari a Mannheim, contaminati da PFAS. Il Governo e la Regione del luogo hanno avviato da subito azioni quali: l’individuazione di nuove derivazioni d’acqua, l’introduzione di piani per l’agricoltura, con la promozione di determinate produzioni rispetto ad altre, e proposto la bonifica di terreni e falda.

Al contrario, la Regione del Veneto, richieste dalle Mamme No PFAS e da Greenpeace,  non ha reso immediatamente accessibili le analisi che dimostrano il danno ecologico che in molti temevamo, come quelle che provano la presenza di Pfas negli alimenti e nell’acqua utilizzati dai residenti nella zona rossa; si è dovuto attendere il pronunciamento del TAR Veneto per ottenere quanto richiesto e dovuto”.