Guarda (EV), Zottis, Zanoni, Possamai (PD), Ostanel (VcV) e Lorenzoni (GM): “Dietrofront maggioranza sul Piano faunistico venatorio. Impossibile fare in nove giorni quello che non è stato fatto in nove anni”

 “Bene il dietrofront della maggioranza sul Piano faunistico venatorio, hanno rinunciato a un blitz inaccettabile: è impossibile fare in nove giorni quello che non è stato fatto in nove anni. Un documento così importante va discusso confrontandoci con tutti i soggetti interessati”. Così i consiglieri di minoranza Cristina Guarda (Europa Verde), Francesca Zottis, Giacomo Possamai e Andrea Zanoni (PD), Elena Ostanel (VcV) e il portavoce dell’opposizione Arturo Lorenzoni nel corso di una conferenza stampa hanno commentato la decisione del presidente della Terza commissione di chiedere un’ulteriore proroga del Piano attuale.

“A inizio legislatura avevamo sottolineato come la scadenza che si era data la Giunta dopo l’ennesima proroga, il 31 agosto 2020, fosse eccessivamente ottimista. – ha ricordato Guarda, vicepresidente della Terza commissione – Dopo anni di attesa, di punto in bianco, la scorsa settimane ci è stato consegnato e presentato il Piano con la volontà di approvarlo in pochi giorni. Stiamo parlando di un documento di 880 pagine con novità importanti specie per quanto riguarda l’appesantimento burocratico a carico dei cittadini non cacciatori e con delle mancanze dal punto di vista operativo sulla tutela della fauna selvatica, legate alla prevenzione del bracconaggio: chi è stato condannato in via definita non può continuare a svolgere impunemente l’attività venatoria. Apprendiamo perciò con favore la presentazione di un Pdl che proroga l’attuale piano, dando la possibilità al Consiglio regionale di svolgere il proprio compito, con un confronto onesto e tecnicamente preparato, anziché fare da semplice passacarte”.

“Era evidente a tutti che dopo nove anni di attesa non si potesse risolvere tutto in pochi giorni – hanno detto Francesca Zottis e Giacomo Possamai – Si tratta di un Piano che interessa più soggetti del territorio veneto, territorio che a parole si dice vocato alla biodiversità e di cui si decanta la bellezza del paesaggio. Nei fatti però non è cosi, basta vedere cosa dicono Ispra e Coldiretti e anche questo blitz poi fallito. Già a dicembre avevamo detto che sarebbe servita una proroga per arrivare a un processo di condivisione con tutti i mondi interessati, affinché possano capire anche il loro ruolo. Non bastano le audizioni in pompa magna – hanno rincarato – se poi non viene neanche illustrato il regolamento per comprendere come funziona il Piano. Abbiamo dovuto richiedere le cartografie, ma ce le hanno mandate in risoluzione bassissima: così è impossibile comprendere come le scelte impattino sui territori”.

Andrea Zanoni ha sottolineato come “normalmente per arrivare a un Piano ci si mette dai tre ai sei mesi, fino a un anno come è accaduto nella scorsa legislatura per i vari Piani Cave, Casa o Energia. È un documento che ha bisogno di essere studiato e approfondito da tutte le associazioni che si occupano di queste tematiche. In Commissione invece è stato illustrato in fretta, tralasciando il Regolamento di attuazione, che è il vero cuore del provvedimento, con 54 articoli. C’è una questione in particolare che va approfondita quella dei ‘fondi sottratti’: il diritto di vietare la caccia nel proprio terreno viene disincentivato con troppa burocrazia, inclusa una relazione tecnica firmata da un professionista, che si aggiunge a una tempistica molto ristretta, quando per i cacciatori bastano autorizzazioni in carta semplice”. 

Elena Ostanel ha ribadito “l’importanza di ascoltare tutti gli attori, non solo quelli considerati elettoralmente più importanti. Il rapporto dell’Ispra ha messo in guardia sui rischi derivanti dalla caccia ‘eccessiva’ e il Veneto da questo punto di vista è una regione particolare che ha bisogno di una pianificazione all’altezza.

La pandemia ci ha insegnato quanto sia importante la tutela della biodiversità e le istituzioni dovrebbero avere la lungimiranza di guardare al futuro. Guardando le carte, da urbanista, non si capisce invece come il territorio sarà gestito e pianificato. Mi auguro che non accada una cosa del genere anche con altri Piani, a partire da quello dei rifiuti”.

Per Arturo Lorenzoni “oltre al merito c’è un problema di metodo, con la maggioranza che regolarmente tenta forzature nel lavoro delle Commissioni, con dei veri e propri blitz, facendosi forza di numeri schiaccianti; in questo caso per imporre una modalità di gestione del territorio assolutamente non condivisibile. La proroga è doverosa per avviare una discussione, audire tutte le parti e fare bene le cose. Certo, ci fosse un piano paesaggistico certi aspetti sarebbero probabilmente gestiti in maniera più razionale”.