Per Elisa Campeol

Intervento di Ilaria Torresan di Europa Verde della Marca Trevigiana per la giovane assassinata sul Piave mercoledì scorso

 

La morte di Elisa Campeol lascia una comunità spiazzata e completamente impreparata. E’ un tragico evento che non trova spiegazioni razionali, compiuto con una glaciale follia tale da lasciare chiunque completamente incapace di commentare. Forse non è di commenti a caldo che c’è bisogno, ma di una riflessione più ponderata che deve necessariamente svilupparsi su due fronti che in prima istanza possono apparire distanti, se non contrapposti, dato che riguardano rispettivamente la vittima e il carnefice.

Eppure, a un’analisi più attenta, le due posizioni non fanno altro che mettere in luce, seppur da due prospettive contrapposte, un grave problema e un grande disagio che riguarda, in particolare in questo momento post pandemico, diverse categorie della nostra società. Da una parte, ancora, per l’ennesima volta, le donne. Sempre e comunque esposte a pericoli, violenze, soprusi e abusi, che quando non vengono dal compagno/marito/ex, vengono dagli sconosciuti che si incontrano per strada.

Persino in pieno giorno; persino in luoghi iper conosciuti, che si frequentano da una vita. A molti uomini ancora sembrerà impossibile, eppure molte donne si trovano, in un paese apparentemente progredito, nel 2021, a calcolare con anticipo i percorsi da compiere in caso di spostamenti in autonomia, organizzandosi per non ritrovarsi sole a piedi in luoghi sconosciuti, a prendere mezzi pubblici in orari poco convenienti, a cambiare strada persino in pieno giorno, perché è all’ordine del giorno sentirsi a disagio e vulnerabili in luoghi troppo isolati. E’ giusto abituarsi a sentirsi in pericolo?

Dare per scontato che sei tu, solo in quanto donna, a dover modulare e misurare i tuoi spostamenti, i tuoi impegni, persino gli sguardi e i sorrisi, perché altrimenti potresti finire in guai seri? La superiorità fisica degli uomini ci mette in balia degli istinti, dei desideri, e dei così frequenti “raptus” dei maschi; già, perché forse, se Elisa fosse stata un uomo, sarebbe riuscita a fronteggiare il suo assassino o a mettersi in salvo. Il dramma è che ormai è uno stile di comportamento talmente radicato e talmente ovvio, da risultare assolutamente normale, continuando così a legittimare i maschi ad agire d’istinto, che sia con apprezzamenti, sguardi insistenti, commenti volgari, e tutto quello che viene di conseguenza e che conosciamo fin troppo bene, poiché è all’ordine del giorno. Viviamo in una società assolutamente sbilanciata, non solo alla luce dei fatti che vedono sempre le donne a fare la parte delle vittime, ma anche in merito alla recezione di queste problematiche.

A mettere in luce questi disagi, a creare reti di supporto e di aiuto, a proporre eventuali soluzioni a questo gravissimo problema, o anche semplicemente a commentare con rabbia, frustrazione, paura, sono sempre e comunque le donne per le donne. Certo, chi meglio può spiegare un disagio se non chi lo vive direttamente?

Gli strumenti per combattere questo disagio, però, devono essere messi in campo dalla società intera. E la verità è che viviamo in una società che, nonostante le lotte per la parità, i diritti acquisiti, le libertà conquistate dalle donne, è ancora altamente maschio-centrica. Perché, a denuncia della tragedia che ha coinvolto Elisa, sono intervenute sulla stampa locale solo le donne dell’amministrazione di Pieve di Soligo? Cosa dobbiamo attendere affinché siano gli uomini a mobilitarsi? Perché non cominciano a interrogarsi sul perché del loro essere violenti e incapaci di controllarsi? Perché non andiamo, finalmente, tutti insieme, uomini e donne, alle radici del problema?

Che è evidentemente un problema strutturale della società, un problema di urgenza e gravità estrema, data la velocità e la frequenza con cui miete vittime, di cui, è bene ricordarlo anche se fa male, chi paga con la vita è solo la punta dell’iceberg.

Ed ecco che, parlando di disagio, si torna necessariamente a quanto accennato all’inizio. L’assassino di Elisa è un uomo con gravi problemi psichici, e che nonostante questo, ha potuto agire con tale brutalità e lucida follia, totalmente indisturbato e a piede libero. Questa fatto porta tragicamente in luce un altro tratto estremamente problematico della società, che sposta il focus su un altro tipo di disagio rispetto a quello femminile, considerato però sempre marginalmente; quello della cura e della gestione delle persone con disturbi mentali, e del supporto alle loro famiglie.

Ilaria Torresan – Europa Verde della Marca Trevigiana