Cristina Guarda: «A Verona c’è bisogno di un sindaco coraggiosamente Verde»

«L’ambientalismo come scelta politica per educare cittadini e imprese a riqualificare il territorio»

di Annalisa Mancini – Scomparsi dalla scena politica per oltre trent’anni, i Verdi italiani si riaffacciano sulla scena parlamentare con il gruppo “Facciamo Eco-Federazione dei Verdi” costituito da Rossella Muroni (ex Liberi e Uguali), l’ex M5S Lorenzo Fioramonti e l’ex +Europa Alessandro Fusacchia. Nel Consiglio regionale di Regione Veneto i Verdi ci sono già: a rappresentarli, da settembre 2020, c’è Cristina Guarda, imprenditrice agricola di Lonigo che a Verona si era candidata capolista di Europa Verde con risultati migliori delle aspettative e della media dei sondaggi nazionali (2,5% nel Comune di Verona, 3,1% nel Comune di Affi, 2,5% a Negrar di Valpolicella). L’abbiamo intervistata.

– Quali sono le priorità per Verona?

Guarda. «Premetto che per Europa Verde, essere green non è una moda bensì possibilità di sviluppo. La priorità per noi è che le persone si realizzino sul proprio territorio. Ecco perché tra gli obiettivi per Verona c’è quello di collegare Verona città con le aree svantaggiate, come il basso veronese e l’alto veronese attraverso programmi e percorsi di rilancio turistico. Inoltre, per Verona è fondamentale ripensare alla gestione della raccolta dei rifiuti, evitando di mettere di nuovo sotto pressione la discarica di Torretta di Legnago e l’Est veronese. Sulla città di Verona stiamo pensando all’inverdimento delle aree urbane e a una rete di mobilità dolce con dei percorsi sicuri dalle periferie alle zone nevralgiche della città».

– Il turismo di massa porta con se anche problemi ambientali e di qualità della residenzialità. A che tipo di turismo pensate per le aree svantaggiate?

Guarda. «Parliamo di un turismo esperienziale nei piccoli Comuni, con valorizzazione dell’artigianato, del paesaggio e dell’enogastronomia. È necessario creare delle reti di trasporto per fruire di tutte le risorse della provincia che non sono ancora destinazioni tradizionali. Parlo ad esempio di comuni come Sorgà o Legnago, che possono offrire storia, cultura, tradizione. Bisogna però saperlo raccontare e metterlo a disposizione di amministratori e imprenditori, come ho cercato di proporre in Consiglio Regionale: ad oggi nel PNRR vengono previsti soprattutto interventi legati al turismo invernale dello sci, cosa che per la Lessinia non è risolutiva. Le mie proposte come Europa Verde però vedono delle disponibilità alla discussione da parte di alcuni dirigenti e di alcuni amministratori locali soprattutto per la montagna veneta e per il Basso Veronese. Questo cambio di rotta non può aspettare: se non lo facciamo ora, non accadrà mai più».

– Che impatto avrà il recovery plan su Verona e che cosa dovrebbe prevedere secondo Europa Verde?

Guarda. «Per ora un insieme di vecchi progetti di tipo acquedottistico, autostrade o strade che non sono stati realizzati in passato per mancanza di fondi. Noi di Europa Verde abbiamo discusso i desiderata della regione Veneto perché non tengono conto della richiesta dell’Unione Europea di investire il 37% dei fondi in transizione ecologica e di investire in digitalizzazione e innovazione, fondamentali per risolvere il digital divide vissuto nelle aree svantaggiate in questi tempi di didattica a distanza e smart working. Noi avevamo una proposta alternativa, bocciata dalla maggioranza, che prevedeva investimenti per il Basso veronese, la montagna, servizi sanitari più vicini al territorio ma anche il rilancio di filiere produttive come quella del legno in Lessinia».

– In Italia e a Verona c’è domanda di ambientalismo politico: a Verona ce n’è abbastanza per poter correre alle Amministrative 2022 del Comune di Verona come Europa Verde?

Guarda. «Io sono sempre contenta quando ci sono gruppi e persone che si dicono sensibili ai temi ambientali. Sono contenta perché significa che abbiamo interlocutori – di qualsiasi schieramento – con cui lavorare a delle proposte. Europa Verde è un partito che è predisposto alla collaborazione. Questa disponibilità da parte di altri gruppi deve però essere corrisposta da fatti concreti anche nelle scelte politiche locali e nazionali. Purtroppo abbiamo visto che è facile cedere al canto della sirene e scendere a compromessi ai danni dell’ambiente per interessi lobbisti di realtà imprenditoriali… Noi invece vogliamo essere la voce di quelle realtà d’impresa che credono nella conversione ecologica: un esempio nel settore tessile c’è proprio a Verona, con un’azienda che produce jeans in modo sostenibile ma è sommersa di burocrazia e di tasse».

– Prendere decisioni nella stanza dei bottoni però è complesso e il compromesso è necessario…

Guarda. «Europa Verde non cede ai compromessi negativi di una forma di capitalismo ormai superato ma prende in considerazione i compromessi che vanno a favore dell’ambiente. La differenza a livello politico la fa proprio questo di tipo di approccio. E la storia del Movimento 5 Stelle, che deve ripetere che è il partito della transizione ecologica perché ormai non ci crede più nessuno, ci offre il racconto dell’esperienza di chi è partito con dei buoni propositi ma poi è caduto. La presenza coraggiosa di Europa Verde è una necessità perché l’esperienza di questi anni sul territorio ha testimoniato l’assenza di una forza politica che potesse fissare l’ambiente come priorità programmatica. È per questo che Europa Verde ha cominciato a interloquire coi cittadini ottenendo i primi riscontri sia elettorali sia di contenuto, come ad esempio sulla questione Pfas in Veneto».

– Questa domanda di ambientalismo politico è intercettata per ora da Traguardi, M5S e PD, che a Verona si esprimono su urbanistica, verde e rifiuti: Europa Verde dialogherà con queste forze per le Amministrative 2022?

Guarda. «Europa Verde sta intraprendendo un percorso di dialogo interlocutorio con diverse forze politiche in tutte le città e anche a Verona. Noi guardiamo alla bella esperienza di Beppe Sala, sindaco di Milano che ha deciso di candidarsi coraggiosamente come sindaco “Verde”. E questo è quello che noi vogliamo anche per Verona: un sindaco coraggiosamente Verde, convinto che l’ecologismo non sia una moda bensì una drastica scelta politica di valorizzazione e di educazione dei cittadini e delle imprese all’idea che l’ecologismo è una strategia per riqualificare il territorio e farlo rinascere».

– Quindi a Verona andrebbe bene un sindaco “green” che non per forza appartenga a Europa Verde?

Guarda. «È troppo presto per poterlo dire, ne stiamo discutendo. Di sicuro un sindaco Verde a Verona non solo è possibile ma è doveroso perché Verona ha bisogno di ricostruire la propria identità ambientale».

– Lei si occupa da tempo della questione sanitaria dovuta ai Pfas, problema che coinvolge anche la sorte di molti cittadini veronesi: che cosa sta succedendo?

Guarda. «I due processi Pfas sono stati riuniti ed è una buona notizia. Purtroppo però si è aperta una nuova voragine: Solvay Italia, azienda produttrice dello Pfas di ultima generazione “cC604”, ha intimato ai rivenditori di non distribuire più il materiale di riferimento certificato che serve agli enti di controllo per verificare la presenza del composto chimico nell’acqua. Per questo motivo io, insieme a Rossella Muroni (FacciamoECO – Federazione Verdi) e all’eurodeputata Eleonora Evi (Greens) stiamo chiedendo in Regione Veneto, al ministero della Transizione Ecologica e alla Commissione EU gli interventi necessari per difendere ambiente e salute. Ho inoltre chiesto di ampliare il biomonitoraggio anche ai cittadini dell’Area Arancione, come San Bonifacio.

Tratto da VeronaIn