La colpa dei visoni

Pubblicato da segreteria@veneziaverde.it il

Non ho mai amato le pellicce. Ma il mio approccio alla materia è stato sempre piuttosto distratto. Se fino a poco fa ne sentivo discutere, mi veniva in mente quel celebre litigio tra Antonella Elia e Mike Bongiorno sulle giacche di Annabella e finiva lì.
 
Da qualche giorno, invece, sono tormentato da una foto. Lascio a te la scelta se vederla o meno: è qui. Mostra il momento in cui un camion scarica in una fossa comune decine e decine di visoni morti. Gli animali sono sporchi, grigi, arruffati. La foto è stata scattata in Danimarca, nella zona militare di Holstebro lo scorso 9 novembre. 

Forse hai incrociato la notizia. In Danimarca, il più grande allevatore di visoni al mondo, il governo ha ordinato l’abbattimento di 17 milioni di esemplari per limitare la diffusione del coronavirus. Al momento, almeno 3 milioni di esemplari sono stati già uccisi. Perché? Oggi te lo racconto.

Il punto di partenza è questo: il Sars-Cov-2, il coronavirus che causa la malattia Covid-19, fa parte di un ceppo di virus di origine animale. In qualche modo, il virus è passato dagli animali agli umani, anche se non sappiamo ancora come. È una zoonosi, cioè un salto di specie di un agente patogeno (ne avevo parlato nella puntata #2). Come la malaria con le zanzare, per intenderci.

In questi mesi è successo anche l’inverso. L’uomo ha trasmesso il Covid ad altri animali: cani, gatti, leoni, tigri. Ma erano vicoli ciechi: nessuna specie riesce a contro-infettare gli umani. Tranne una, al momento: i visoni. 

Parliamo di poche centinaia di contagi “visone → uomo”. Ma il problema non è nei numeri. Nei visoni il virus muta con più velocità, perché si propaga più rapidamente nelle gabbie ravvicinate degli allevamenti intensivi. Più mutazioni ci sono, più facce ha il virus, più potrebbe essere difficile da curare.

Tra le mutazioni registrate ce ne è una che fa più paura: è chiamata “Cluster 5” e riguarda la Spike protein del virus, ovvero gli aghi con cui i virus si “aggrappa” alle nostre cellule. Al momento almeno 12 persone sono state infettate dal “Cluster 5”. La preoccupazione nasce per due motivi: gli anticorpi sono meno “forti” contro questa mutazione e i vaccini allo studio in tutto il mondo agiscono proprio sulla Spike protein

Non ci sono prove che la mutazione “Cluster 5” riduca l’efficacia dei vaccini, dice l’Organizzazione mondiale della sanità, e gli scienziati chiedono ai governi di non farsi prendere dal panico. Anche in Danimarca è tornata un po’ di calma: «L’ordine è stato un errore, un terribile errore» ha detto la prima ministra Frederiksen bloccando la richiesta di abbattimento totale. Il governo è accusato di non aver basi legali per obbligare la soppressione di tutti gli esemplari anche negli allevamenti non infetti (più di 750 su 1000 allevamenti totali non hanno riportato casi di coronavirus). 

Il tema non può essere evitato, però. Perché il problema non è solo danese e non si limita a una singola mutazione: i visoni possono essere un “serbatoio” che può riaccendere focolai anche quando il virus sarà più sotto controllo tra la popolazione. 
Tra i Paesi che hanno segnalato infezioni di coronavirus tra i visoni ci sono i Paesi Bassi (che chiuderanno per sempre tutti gli allevamenti entro aprile 2021), Spagna, Svezia, USA e Italia, dove ci sono ancora 8 allevamenti attivi (qui la lista) e per ora si è registrato un solo caso ufficiale in Lombardia.

Qual è la strategia? Non fare nulla, per salvaguardare la filiera economica; o agire per tagliare tutti i possibili ponti del virus? 

Ma c’è una domanda più grande da farsi. Perché nel 2020 esistono ancora gli allevamenti di visoni? Sono animali selvatici, impossibili da addomesticare e destinati a un’altra esistenza. Anche se tra noi le pellicce sono meno diffuse che in passato, il mercato vale ancora molto: almeno 30 miliardi di dollari, di cui 17 solo in Cina che è il maggiore acquirente, e 7 in Europa che è il maggiore esportatore. In Danimarca almeno 6000 persone lavorano in un settore che ruota intorno alla Kopenhagen Fur, la casa d’aste che smercia il 40% delle pellicce di visone del mondo.

Nel Paese ci sono 5,8 milioni di abitanti e 17 milioni di visoni di allevamento. Tre per ogni cittadino. Per ucciderli senza danneggiare le pellicce vengono usate le camere a gas. Le stesse usate in questi giorni, insieme ai camion e alle fosse comuni militari.

Stiamo agendo per il sacro bene comune della salute pubblica. Ma il punto non è perché lo facciamo, ma come abbiamo fatto ad arrivare fin qui. Al punto in cui non solo disponiamo della natura per i nostri interessi, ma decidiamo di crearla per opportunità e distruggerla per inutilità.

di Nicolas Lozito
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Categorie: CovidNews

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