Gli allevamenti intensivi sono una piaga. Per gli animali e anche per noi!

Pubblicato da Riccardo Bottazzo il

Ci risiamo. Ancora un pericoloso focolaio di Covid. Ancora un focolaio che ha trovato casa in un allevamento intensivo. E’ notizia di oggi che sono stati rilevati ben 182 casi di positività al Coronavirus tra i circa 700 lavoratori dello stabilimento Aia di Vazzola, in provincia di Treviso. Ancora una volta, macelli e allevamenti intensivi si sono rivelati – oltre che luoghi in cui agli animali vengono inflitte inutili crudeltà – anche filiere di contagio, pericolose per la specie umana. 

Ricordiamo che una delle più accreditate ipotesi scientifiche sul Covid è che questo sia stato diffuso a partire dal mercato di Wuhan, dove gli animali, cani compresi, vengono tenuti in condizioni vergognose e macellati al momento per il compratore.

Come verdi, ambientalisti e animalisti, crediamo che queste filiere alimentari vengano immediatamente chiuse, se non per evitare inutili sofferenze agli animali, perlomeno per evitare gli elevati rischi di contagio  tra i dipendenti. Non ultimo, il pericolosissimo salto del virus tra animale e uomo, come accaduto a Wuhan e in altre occasioni. 

E’ arrivato il momento di dirigere le nostre abitudini alimentari verso una direzione più sana e meno impattante. Gli allevamenti intesivi infatti, sono una delle prime cause dei cambiamenti climatici che stanno portando al collasso il pianeta Terra, oltre che costituire una vera e propria bomba ad orologeria perennemente innescata per la creazione e la diffusione di nuovi virus.

Un rischio che, anche alla luce di quanto stiamo vivendo in questi giorni,  non vogliamo e non possiamo più permetterci.


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