Neanche il virus ferma la caccia! La Regione Veneto autorizza i cacciatori di andare in deroga alla quarantena

Andrà tutto bene. Restiamo a casa. Scuole chiuse, musei, cinema, teatri, pizzerie (che voglia di una Margherita cotta su forno a legna), bar, palestre, anche le chiese. Pure la sinagoga sotto casa mia. Tutto chiuso. Ed è giusto così. Niente passeggiate, niente visite agli amici. Neanche la zia ultra novantenne che vive da sola, possiamo andare a trovare. Non possiamo neppure slegare la barca per una vogata in laguna per goderci questi primi tepori primaverili. E anche chi vive dall’altra parte del ponte, deve lasciare la bicicletta che ha oliato per tutto l’inverno ferma in garage. Ma va bene. Facciamo tutti la nostra parte per fermare il diffondersi della pandemia. Tutti? Tutti tutti? No, non tutti. Ci sono categoria che per le quali le deroghe alla legge che vale per tutti, più che eccezioni sono costanti. Sto parlando dei cacciatori. Quello che vale per tutti, per loro conta come un fico secco. Un uomo non può portare il suo bambino a prendere un po’ di sole, ma se quest’uomo gira con un fucile a tracolla per andare a sparare a degli animali, allora tutto gli è concesso. Anche andare in deroga alle disposizioni di quarantena! 

E così, signore e signori, pure in una emergenza planetaria come quella che stiamo vivendo, la caccia deve continuare! 

“Mentre l’Italia è in piena emergenza Coronavirus – si legge in un comunicato diffuso da associazioni ambientalista come Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf – molte Regioni, approfittando del comprensibile e basso livello di attenzione della opinione pubblica, stanno emanando provvedimenti a favore della caccia, a partire dalle leggine incostituzionali fino alle autorizzazioni per l’attuazione di piani di ‘controllo’ della fauna, che consentiranno ai cacciatori selecontrollori di uscire sul territorio in totale disprezzo ai provvedimenti restrittivi assunti dal Governo”. 

Il Veneto governato dal leghista Luca Zaia, come è lecito aspettarsi, è in prima fila nell’attivare i cosiddetti “piani di controllo della fauna selvatica” che altro non sono che strumenti legislativi per consentire ai cacciatori di sparare allo sparabile. Nessuna limitazione per gli uomini con la doppietta. Nessun “200 metri da casa”. Loro possono spostarsi dove vogliono ed entrare pure nel tuo fondo privato se solo pensano che ci possa essere un animale da accoppare. 

Stesso discorso per l’altra Regione governata dalla Lega: la Lombardia. La giunta di Attilio Fontana ha addirittura fatto di peggio e si è attivata per impugnare una ordinanza del Tar che chiedeva la sospensione della caccia alla volpe! Come se in Lombardia non ci fossero cose più urgenti da fare che lavorare per consentire ai cacciatori di dedicarsi al loro divertimento preferito! 

Decisioni come queste che lasciano esterrefatti! Come ambientalisti non possiamo non sottolineare che l’inquinamento e le devastazioni all’ecosistema, di cui la caccia è l’esempio più emblematico, sono tra le cause più accreditate non solo per la diffusione del virus ma anche per il cosiddetto fenomeno dello ‘spillover’, ovvero il salto che permette al patogeno di trasferirsi da specie all’altra, dal pipistrello all’uomo. 

Ma l’aspetto più triste e sconsolante della vicenda, è che neppure quanto sta accadendo riesce ad insegnare qualcosa ai nostri cacciatori. In un momento in cui tutti siamo chiamati alla massima responsabilità, loro continuano pensare ad una cosa sola: sparare, sparare, sparare.