Per salvare Venezia e la laguna non c’è più tempo

Pubblicato da Stefano Treviso il

Europa Verde Venezia, con lo European Green Party, esprime innanzitutto la propria vicinanza alle popolazioni lagunari duramente colpite dalla drammatica “acqua granda” di martedì 12 novembre e dei giorni successivi. Al di là della solidarietà, però, occorre agire. Subito. Non c’è più tempo per salvare Venezia e la laguna.

Esistono, in particolare, gravi responsabilità del Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico delle opere di salvaguardia, che non ha dato le risposte necessarie. Nemmeno i 5 anni di commissariamento, dopo le ben note vicende giudiziarie, hanno contribuito a far chiarezza sulla natura e sullo stato di avanzamento del progetto MOSE. A risolvere la situazione, pertanto, non sarà certo la nomina di SuperCommissari o nuovi commissari, senza rafforzare il ruolo pubblico di chi dovrebbe controllare l’operato ampiamente deficitario del consorzio di imprese private.

Al prossimo Comitato Interministeriale, che si riunirà il 26 novembre, chiediamo perciò:

  1. di non procedere unilateralmente al completamento del MOSE, ma di sottoporre a verifica radicale – con criteri di competenza, trasparenza, onestà, indipendenza di giudizio tecnico – il progetto che presenta pesantissimi errori progettuali, difetti tecnici, precoce logoramento e limiti di struttura molto gravi. Tale progetto, inoltre, pensato in anni lontani e su presupposti erronei (come un ridotto aumento del livello del mare e del riscaldamento del clima), risulta anche spiazzato e inadeguato rispetto al nuovo quadro ambientale globale e locale (dimensioni, in realtà sempre più intrecciate e interdipendenti).  Ricordiamo infine che è un’opera che oltre a non aver mai avuto un serio collaudo ha subito una Valutazione di Impatto Ambientale negativa mai più superata da un’analisi tecnica successiva.
  2. la realizzazione entro 1 anno della salvaguardia fisica dell’insula di S.Marco dalle acque alte fino a +110 cm, accelerando le procedure autorizzative dei progetti già redatti e facendo partire i cantieri nella primavera 2020, senza più ritardi.
  3. la revisione del Piano di Recupero Morfologico della Laguna, che tenga conto delle prescrizioni date dal Decreto del 21 marzo 2018 del Ministero dell’Ambiente e del MIBAC e, riprendendo alcune azioni del Piano del 1992, riduca drasticamente, fino ad annullarle progressivamente, le cause di erosione e dissesto idraulico-morfologico (compreso il moto ondoso e la pesca sui fondali), concausa dei gravi danni occorsi alla città il 12 novembre, e anche nel rispetto delle ZSC e della ZPS dell’intera laguna ai sensi della Dir. 92/43/CEE.
  4. la ricostituzione – portandolo, intanto, sotto la gestione del Ministero dell’Ambiente – del Magistrato alle Acque di Venezia come Autorità Unica sulle politiche di salvaguardia, che riunisca al suo interno le varie competenze, soprattutto quelle ambientali con figure professionali adeguate, in particolare per quanto riguarda la conservazione e gestione della biodiversità lagunare; contestualmente occorre rimettere in discussione e rivedere in modo sostanziale il ruolo e le funzioni del Concessionario Unico, che così com’è ha dimostrato di non funzionare.
  5. l’estromissione delle grandi navi crocieristiche dalla laguna evitando nuovi scavi di canali portuali – dopo l’”acqua granda” del 12 novembre è una conditio sine qua non – e localizzazioni inappropriate di nuove strutture portuali, che prevedano ulteriore occupazione di aree lagunari.

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