Rispettare il Piano Europa alle Bocche di Porto

Pubblicato da Gianluigi Bergamo il

Di Gianluigi Bergamo

I Verdi Metropolitani Veneziani chiedono al Presidente ANAC Cantone, ai 2 Commissari del Consorzio Venezia Nuova Fiengo e Ossola e al Provveditore delle OOPP del Triveneto Linetti se dopo la procedura di evidenza pubblica sull’inserimento paesaggistico ed ambientale del MOSE c’è l’intenzione di fare marcia indietro dopo un ampia discussione avvenuta All’Arsenale nel mese di giugno 2018. Che a questo punto ci chiediamo a cosa sia servita, se si vuole continuare sulla stessa strada di prima, almeno a quanto sembra.

In quel consesso – spiegano in una nota i Verdi veneziani – infatti erano emerse molte critiche ai progetti elaborati dallo IUAV  (soprannominati anni fa anche come “i mutandoni del MOSE”) che ben poco avevano a che spartire con le richieste dell’Unione Europea di realizzare le misure di mitigazione e compensazione ai danni ambientali provocate dal MOSE alla Laguna e ai litorali e resi evidenti da una procedura di infrazione, promossa anche dai Verdi.

I progetti presentati – e su cui da notizie a mezzo stampa e da fonti indirette si sembra voglia andare avanti –  erano eminentemente opere architettoniche, alcune anche di livello estetico, ma secondo noi quasi completamente avulse dal contesto ambientale in cui erano inserite ed in gran parte forse neanche funzionali alla conservazione di Zone Speciali di Conservazione ZSC (già SIC) e ZPS, flora e fauna di interesse comunitario presenti a Chioggia, Caroman Alberoni, S.Nicolò e Punta Sabbioni.

Vengono soprattutto riproposte opere di inserimento paesaggistico delle opere alle bocche di porto che non sembrano centrare quasi nulla con il Piano di Compensazioni voluto dall’Unione Europea nel 2011 (Piano delle misure di compensazione, conservazione e riqualificazione ambientale dei SIC-ZPS IT3250003 e IT3250023; dei SIC IT3250030 eIT3250031 e della ZPS IT3250046) c.d. “Piano Europa” richiesto per mitigare e compensare i danni alle aree SIC e ZPS litoranee e lagunari provocati da scavi, occupazioni di suolo e degrado di habitat ed in definitiva sottrazione di superfici a specie vegetali ed animali di interesse comunitario e perdita di habitat ai sensi della Direttiva 92/43/CE “Habitat”.

In particolare durante la discussione all’Arsenale era emerso un Progetto già ben delineato per gli Alberoni redatto con il fondamentale contributo del WWF e con suggerimenti da parte di altre associazioni (Progetto Preliminare curato da THETIS che era stato  inserito nel Piano Europa e che aveva trovato nel 2011 l’approvazione di Magistrato alle Acque e Comune di Venezia) e che interessava l’Oasi naturalistica situato all’estremità sud del Lido. Ed erano emerse altre proposte assai ragionevoli e nella stessa direzione di preminente conservazione e fruizione naturalistica  per Ca’ Roman e S.Nicolò avanzate dalla LIPU.

L’obiettivo delle opere di compensazione e di quanto proposto all’Arsenale era di mettere un punto fermo sulla necessità di conservare e spendere risorse significative su quello che si era salvato dai cantieri dal MOSE e di integrare tutto questo alle Misure di Conservazione previste dalla Direttiva 92/43 HABITAT e recentemente approvate dalla Regione Veneto per le ZSC.

Pertanto ci chiediamo quali siano le vere intenzioni del Consorzio Venezia Nuova perché sembra che dopo tutto quello che è successo e dopo tante parole spese, a questo punto forse anche inutili, sembra non si voglia cambiare niente in un momento in cui c’è bisogno della massima attenzione sulla conservazione della biodiversità residua ma ancora importante sui nostri litorali.

A tal proposito esprimiamo in questo contesto anche la profonda contrarietà ad un eventuale progetto di nuovo Porto al Lido per le navi da crociera, sul lato interno della spiaggia di s. Nicolò in prossimità della ZSC di cui si è parlato prima.

Ci sembra – concludono i Verdi – che questo gigantismo che ripropone anche la sub lagunare abbia fatto il suo tempo e che l’estremità nord del Lido nella sua fragilità vada conservata, migliorata ma non ulteriormente cementificata ed occupata con infrastrutture ad alto impatto, in una zona peraltro con una storica vocazione turistica slow.

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