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2014: un anno nero per l’ambiente… nero come il petrolio

2014

IN 10 PUNTI  L’ANNO NERO PER L’AMBIENTE IN ITALIA, NERO COME IL PETROLIO. AMBIENTE, SALUTE ED ECONOMIA VERDE PIEGATE ALLE ESIGENZE DI LOBBY E QUELLA PARTE DI INDUSTRIA INQUINANTE.

MENTRE L’INQUINAMENTO PROVOCA DANNI ALLA NOSTRA ECONOMIA PER 2.5 PUNTI DI PIL PARI A 43 MILIARDI DI EURO.

“L’anno 2014 che si sta chiudendo è stato un anno nero per l’ambiente, nero come il petrolio. Con la motivazione della crisi economica sono stati approvati provvedimenti pericolosi e aggressivi nei confronti dell’ambiente, dell’economia verde e della salute dei cittadini.” È quanto dichiarano i co-portavoce nazionali dei Verdi Angelo Bonelli e Luana Zanella.

Un anno estremamente negativo per l’ambiente – secondo i due leader ecologisti- che bocciano le politiche ambientali del governo e del ministro Galletti. “Le politiche ambientali sono state riformate negativamente  e alle esigenze di quelle lobby che da anni contrastano l’innovazione tecnologica e le energie rinnovabili consentendo in nome del superamento della crisi di inquinare di più – continuano io due esponenti Verdi .”

“Con l’alibi della crisi economica e il rilancio delle imprese si fanno risparmiare soldi a chi ha inquinato o addirittura non far realizzare le bonifiche rendendo meno restrittivi i valori di contaminazione del suolo o introducendo il silenzio assenso. Il governo, a partire dal ministro dell’Ambiente, pensando di rilanciare l’economia dell’Italia, in questo modo si  è reso responsabile di demolire il principio chi inquina paga, consentendo di inquinare e avvelenare i nostri mari e le nostre terre. L’inquinamento dell’aria , secondo l’agenzia europea per l’ambiente nello studio presentato ad ottobre, in Italia costa 43 miliardi di euro l’anno pari 2.5 punti di Pil della nostra economia, ma nonostante ciò si tagli il trasporto pubblico e si con sete di inquinare di più. Sollecitiamo al governo un radicale cambio di rotta sulle politiche ambientali così non si aiuta l’economia e tanto meno il futuro delle generazioni presenti e future del nostro paese.” Concludono Bonelli e Zanella.

Sono questi i 10 punti delle politiche ambientali del governo che hanno messo in ginocchio ambiente, economia verde e salute in Italia:

1) Si inquina di più per legge. Nel decreto Ambiente il n.91/2014 il  ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, demolisce in tre mosse il principio chi inquina paga e con una gravità inaudita fa un regalo senza precedenti ad inquinatori che potranno inquinare di più e risparmiare sulle bonifiche. Il regalo alle grandi industrie all’art.13 – 242 bis comma 7. Gli scarichi a mare per Acciaierie, centrali a carbone, cementifici, raffinerie, centrali elettriche, stabilimenti chimici ecc per i quali non è possibile rispettare i limiti  di emissione previsti dal codice per l’ambiente, in sede di autorizzazione integrata ambientale possono essere previsti valori limiti di emissione più alti (meno restrittivi) e proporzionati ai livelli di produzione. Cosa significa? In concreto accadrà che più sarà alta la produzione meno restrittivi saranno i limiti di emissione degli inquinanti a mare e la legge che disciplina i limiti di emissione degli inquinanti a mare con precise tabelle verrà disapplicata dando il vai libera a inquinare.

2) Sulle bonifiche il regalo al Ministero della Difesa. Il decreto dispone che per le aree militari che devono essere sottoposte a bonifica si applica la tabella 1 colonna b e non a del decreto legislativo 152. Cosa significa? Significa che sono resi meno restrittivi i valori di contaminazione del suolo per non fare le bonifiche o impegnare meno risorse per fare il risanamento ambientale. Pensiamo a tutti i depositi di carburante o ai poligoni di tiro come quello di Quirra i cui terreni sono altamente inquinati da Ipa, benezene, metalli pesanti o anche da sostanze radioattive. Con questa norma i valori sono resi meno rigidi di almeno: 100 volte per sostanze altamente cancerogene e genotossiche come il benzoapirene o i cianuri, di 83 volte i PCB , di 500 volte come il pentaclorobenzene o il pentaclorofenolo.

3) Certificazione dell’avvenuta bonifica, l’ARPA competente ha tempo 45 giorni per verificare la corrispondenza tra quanto dichiarato da chi ha inquinato decorso tale termine scatta il silenzio assenso. Introdurre un tempo così limitato, associato al silenzio assenso è un fatto molto grave e non garantisce  la verifica dell’avvenuta bonifica. Ricordiamo che in Italia il reato di omessa bonifica è stato depenalizzato.

4) Negativa Conferenza clima UE. Sotto la presidenza italiana, del ministro dell’Ambiente Galletti, si è concluso il vertice su clima-energia UE 2030 raggiungendo un accordo al ribasso che è una vera sciagura. Tramite i meccanismi previsti da questo compromesso  pacchetto si è concordato solo un target del 31%” di riduzione di CO2 e i target su rinnovabili ed efficienza energetica sono al di sotto le attuali tendenze. L’ufficio UE del Wwf afferma che  gli sforzi iniziali dell’Europa per combattere i cambiamenti climatici e far avanzare l’energia pulita, sono stati gettati via

5) Con il decreto spalma incentivi si è messo in ginocchio, affosandolo, il settore industriale delle energie rinnovabile che ha subito un vero e proprio tracollo. Negli ultimi due anno in questo settore si sono persi 50 mila posti di lavoro che non hanno visto alcun tavolo di crisi aperto dal governo. Il decreto ha messo in discussione oltre 18 mila MWp di installazioni fotovoltaiche che hanno permesso nel 2013 di: a) ridurre il prezzo dell’energia nella Borsa elettrica di quasi la metà, effetto positivo che però non viene usufruito all’utente finale! b)ridurre le spese di importazione PER combustibili fossili di diversi miliardi di euro all’anno (corrispondente miglioramento della bilancia dei pagamenti nazionale)    c)salvare migliaia di vite umane (meno emissioni dalle centrali a combustibile fossile significa meno inquinamento d)creare un’occupazione indotta importante e stabile grazie alle manutenzioni degli impianti.                                                      Nel 2013, in base ai dati Bloomberg New Energy Finance, gli investimenti sulle rinnovabili in Italia sono scesi da 15,2 a 4,3 miliardi di dollari. Un tracollo e lo scenario per le rinnovabili nel 2014 sarà peggiore del 2013. Se questo fosse avvenuto in una grande fabbrica ci sarebbero stati scioperi nazionali. L’Italia che ha 2.100 miliardi di euro di debito può continuare a spendere 60 miliardi di euro l’anno per acquistare combustibili fossili? Il paese che ha più del 12 per cento di disoccupazione può continuare a sacrificare un settore che, a parità di investimenti, dà più posti di lavoro delle energie convenzionali? Nel 2013, anno di difficoltà, in Europa le rinnovabili hanno coperto il 72 per cento della nuova potenza elettrica installata

6) Più trivelle per tutti con il decreto Sblocca Italia. Trivelle per prendere il petrolio in Basilicata, nel mar di Sicilia, nello Jonio. Sono state previste procedure semplificate e unificate  che secondo l’obiettivo del governo italiano è quello di raddoppiare la produzione di petrolio in Italia.  Ma le riserve di petrolio a partire dalla Basilicata sono minime e durerebbero pochi anni. Intanto una delle più belle regioni d’Italia continua ad essere colonizzata dalle grandi lobby del petrolio espropriando terreni agricoli, creando gravi problemi ambientali  in un’area tra le più belle e ricche di acqua potabile.

7) Sblocca Italia da via libera al cemento. Il decreto sblocca Italia contiene ben 11 disposizioni che avranno come unico effetto l’indebolimento delle tutele ambientali, lasciando mano libera agli interessi speculativi. Quasi la metà dei circa 4 miliardi destinati alle grandi opere servirà infatti per costruire strade e autostrade, solo un quarto finanzierà il trasporto su ferrovia, e meno di un decimo andrà a reti metropolitane e tranviarie. Inoltre  le norme per snellire le procedure di autorizzazione dei lavori edili . Nel libro “Rottama Italia” pubblicato da Altreconomia il fondatore di Slow Food Carlo Petrini ha definito l’iniziativa del governo «uno shock assoluto», un provvedimento che, senza alcuna lungimiranza e tutto a favore delle lobby dell’edilizia, favorirà un’ulteriore cementificazione del territorio. Mentre, al contrario, avremmo urgente bisogno di ridurre il consumo di suolo, che continua a scomparire al ritmo sbalorditivo di 70 ettari al giorno. Con il risultato che il terreno, ricoperto dall’asfalto e reso fragile dal disboscamento e dall’erosione, al primo acquazzone finisce per mandarci sott’acqua o franarci sotto i piedi.

8) Più inceneritori per tutti nel decreto sblocca Italia. La norma inserita nel decreto prevede un piano nazionale per la costruzione di inceneritori. Ci saremmo aspettati un piano per la raccolta differenziata, recupero e riciclo dei rifituti e per la riduzione della produzione dei rifiuti. Un simile piano darebbe oltre 10 mila nuovi posti di lavoro.

9) Con il decreto legislativo depenalizzazione reati ambientali. Dopo la sentenza Eternit o della discarica Bussi che ha dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale, il governo con il ministro dell’ambiente in testa , che promettevano interventi legislativi duri  per colpire chi attentava ad ambiente e salute, qualche settimana fa ha approvato un decreto legislativo che depenalizza i reati ambientali : dall’abuso edilizio all’avvelenamento del suolo e del sottosuolo, dall’incendio di rifiuti agli scarichi industriali non autorizzati. Così, l’articolo 1 (comma 2) del decreto legislativo stabilisce che “nei reati per i quali è prevista la pena della reclusione (…) non superiore nel massimo a cinque anni, (…) la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta o per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale”., Quindi edificare abusivamente, incendiare i rifiuti, scaricare veleni industriali in un fiume o in una falda oppure nasconderli sotto terra saranno condotte che potranno non essere più reato. Tenuità dell’offesa e non abitualità del comportamento: sono queste le circostanze previste dal novellato articolo 131 del codice penale in base alle quali il giudice delle indagini preliminari valuterà se emettere o meno un’ordinanza di custodia cautelare o archiviare il reato.
 Tutto ciò viola la direttiva europea (la n. 99 del 2008) che impone di rafforzare la tutela penale dell’ambiente, ignorata dall’Italia: in Europa abbiamo il record dell’illegalità ambientale.

10) Niente per la lotta allo smog ma tagli al trasporto pubblico. Nessun provvedimento per la lotta allo smog anzi sono stati decisi tagli al trasporto pubblico locale che già versa in una situazione comatosa nel nostro paese. Lo smog nel nostro paese come ha rivelato lo studio dell’agenzia europea per l’ambiente provoca una danno ambientale enorme all’economia pari a 43 miliardi di euro ovvero 2,5 punti del nostro pil. Tagli ai fondi dei parchi e lo scioglimento del corpo forestale dello stato non vanno inoltre nella direzione della tutela della biodiversità nel nostro paese.

Angelo Bonelli e Luana Zanella

Co-portavoce nazionali dei Verdi